Tra mito e utopia. Che Guevara, rivoluzionario per un comunismo nuovo

Nell'ottobre 2017 il prestigioso Consejo Latinoamericano de Ciencias Sociales (Clacso) ha organizzato un incontro tra i giovani intellettuali del continente «in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa fisica di Ernesto Che Guevara», proprio a rimarcare invece la presenza delle sue riflessioni nell'immaginario collettivo e nelle rivendicazioni economico-sociali globali. Pensiero, azioni, fallimenti, coerenza, intransigenza ed epilogo sono i lineamenti che disegnano l'immortalità del Che, un personaggio che supera le manifestazioni iconiche e le rappresentazioni agiografiche, per accedere nel pantheon dei grandi rivoluzionari del Novecento.   

di Andrea Mulas - 8 ottobre 2020

[...] La discussione di Guevara con tutti quelli che lo avvicinarono, la lunga discussione che per la sua non lunga vita (discussione-azione, discussione senz'abbandonare mai il fucile), non sarà interrotta dalla morte, continuerà ad allargarsi. Anche per un interlocutore occasionale e sconosciuto (come potevo esser io, in un gruppo d'invitati, un pomeriggio del 1964, nel suo ufficio del Ministero dell'Industria) il suo incontro non poteva restare un episodio marginale. Le discussioni che contano sono quelle che continuano poi silenziosamente, nel pensiero. Nella mia mente la discussione col Che è continuata per tutti questi anni, e più il tempo passava più lui aveva ragione.

(Italo Calvino, Qualsiasi cosa cerchi di scrivere, 15 ottobre 1967)

Dovunque mi fermerò, sentirò la responsabilità di essere rivoluzionario cubano, e agirò come tale. 

(ultima lettera di Ernesto "Che" Guevara)

Due immagini. Due simboli.

Il primo. L'Avana, 5 marzo 1960. Durante il corteo funebre delle vittime dell'attentato dinamitardo orchestrato dalla Cia che aveva fatto esplodere nella rada la nave La Coubre, dalle spalle di un Fidel Castro impegnato nell'orazione che avrebbe consegnato ai cubani e alla storia il monito «Patria o muerte», avanza il volto del ministro dell'Industria Ernesto "Che" Guevara. È catturato dalla Leica M9 di Alberto Korda, intento a fotografare Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre che si trovano in prima fila. La foto del "Che" trentenne col basco e lo sguardo fermo rivolto all'orizzonte viene pubblicata nell'agosto del 1967 da "Paris Match" accanto a un articolo sulla scomparsa di Guevara scritto dal romanziere e inviato di guerra francese Jean Lartéguy, il quale la definisce la "foto ufficiale" del "Che". Ma lo scatto diventerà universalmente conosciuto col nome di Guerrillero Heroico, all'indomani della morte del rivoluzionario argentino, solo grazie all'editore Giangiacomo Feltrinelli, che di ritorno da un viaggio in Bolivia sceglierà quel fotogramma per un manifesto.  

Paris Match, 17 agosto 1967 (memerang.files.wordpress.com)
Paris Match, 17 agosto 1967 (memerang.files.wordpress.com)

Il secondo. Vallegrande, Bolivia, 9 ottobre 1967. Sul tavolo di un lavatoio dell'ospedale Nostra Signora di Malta viene messa in scena l'ostensione del corpo crivellato del Comandante Ernesto "Che" Guevara in mostra per i giornalisti e i fotografi: tra di loro c'è Freddy Alborta, che scatta 77 foto destinate a diventare celebri.

La più nota richiama alla mente il Cristo deposto del Mantegna, tanto che lo storico dell'arte David Kunzle ha parlato di Chesucristo. La fusione in immagini e parole tra Guevara e Gesù, in un volume che approfondisce il confronto o il parallelismo su base iconografica tra Guevara e Cristo.  

Che Guevara, 10 ottobre 1967 (doppiozero.com)
Che Guevara, 10 ottobre 1967 (doppiozero.com)

Terminata l'ostensione, il maggiore Roberto Quintanilla fa tagliare le mani di Guevara, per portare il macabro trofeo ai generali Barrientos e Candía: «Abbiamo ordinato ai due medici che hanno eseguito l'autopsia del cadavere di conservare nell'alcol le mani del guerrigliero».

Nel febbraio 1968 la prestigiosa rivista cubana "Casa de las Américas" pubblica nello speciale monografico Che i segreti dispacci intercettati che il 9 ottobre erano stati inviati freneticamente al Pentagono dalle capitali sudamericane: emerge la fondata preoccupazione che l'impatto della morte (ancora non si conoscevano i dettagli di quella che in realtà era stata un'esecuzione) avrebbe potuto alimentare una nuova e incontrollabile ondata rivoluzionaria in tutto il mondo. L'ordine è di sotterrare il cadavere del Comandante in un luogo imprecisato (sorte simile a quella occorsa ad altri leader rivoluzionari, quali Patrice Lumumba nel 1961 e Salvador Allende nel 1973). Solo nel 1997 verranno trovati i resti in una fosse comune, e Guevara sarà sepolto nel Mausoleo di Santa Clara. 

Scrive da Buenos Aires, in occasione dell'assassinio del connazionale rivoluzionario, il dittatore argentino Juan Carlos Onganía:

Ernesto Guevara Serna argentino cubano castrocomunista gravemente ferito in combattimento nella zona delle operazioni a Higueras STOP Abbiamo appoggiato fortemente la decisione dello stato maggiore boliviano di uccidere il ferito STOP [...] Abbiamo chiesto a Barrientos di non far rientrare il corpo di Guevara nel suo paese natale STOP Timore condiviso da tutto il mio gabinetto e dall'alto Stato maggiore argentino che i funerali del guerrigliero provochino rivolte incontrollabili a Rosario, Buenos Aires, Córdoba STOP Potrebbero mettere in pericolo l'esistenza stessa del mio governo STOP.

Anche il dittatore boliviano Alfredo Ovando Candía, nelle medesime ore, si sofferma su questo aspetto:

Domenica 8 ottobre il capo guerrigliero Ernesto Guevara è stato ferito in combattimento a 8 chilometri da Higueras STOP [...] L'alto stato maggiore boliviano ha ordinato l'esecuzione immediata del ferito STOP [...] La pena di morte non esiste in Bolivia STOP La cosa peggiore per il governo di questo paese sarebbe stato imprigionarlo dopo un lungo processo con urla di propaganda rossa nel mondo intero STOP.   

Casa de las Américas (Archivio Fondazione Lelio e Lisli Basso, Roma)
Casa de las Américas (Archivio Fondazione Lelio e Lisli Basso, Roma)

Se lei è capace di tremare d'indignazione ogni volta che si commette un'ingiustizia nel mondo, siamo compagni, cosa molto più importante. 

(Ernesto "Che" Guevara)

Sono individuabili diverse fasi del pensiero politico-militare di "Che" Guevara soprattutto per quanto riguarda il dibattito sulla eccezionalità o meno della Rivoluzione cubana, che ha rappresentato uno snodo centrale per l'interpretazione di quella esperienza e l'analisi della storia del subcontinente. Occorre fare riferimento ad alcuni testi. Il primo è La guerra de guerrillas, pubblicato nel 1960 dal ministero delle Forze armate, che rappresenta lo sviluppo di un articolo apparso il 19 febbraio 1959 nel giornale "Revolución" dal titolo Qué es un guerrillero. Il secondo è l'articolo Cuba, ¿exepción histórica o primera avanzada anticolonialista?, apparso nella rivista "Verde Olivo" il 9 aprile 1961. Poi c'è, ovviamente, il libro di Régis Debray ¿Revolución en la Revolución?, pubblicato a L'Avana come Primo Quaderno della rivista "Casa de las Américas" nel gennaio 1967 e dalla parigina Maspero; un saggio che, avanzando un'interpretazione difforme e parziale delle elaborazioni guevariane, ha contribuito a mitizzare la rivoluzione cubana con ricadute su tutti i movimenti guerriglieri, ad eccezione di quello sandinista in Nicaragua. Guevara stesso si era soffermato su questo punto nel suo La guerra de guerrillas: È chiaro che la guerra di guerriglia è una fase della guerra, che di per sé non ha la possibilità di conseguire la vittoria. [...] È importante porre in rilievo il fatto che la lotta di guerriglia è una lotta di massa, è una lotta di popolo: la guerriglia, come nucleo armato, è l'avanguardia combattente del popolo, la sua grande forza che ha la sua radice nelle massa della popolazione». Lotta di popolo, è utile ricordarlo, che non si è raggiunta negli altri paesi dove viene tentata la lotta armata: dal Venezuela al Guatemala, dall'Uruguay all'Argentina. Ma negli anni Sessanta è forte l'esaltazione della vittoriosa lotta anticoloniale di liberazione cubana, tanto che sempre Debray nel saggio per "Les Temps Modernes" del 1964 dall'emblematico e profetico titolo Le castrisme: la longue marche d'Amerique Latine aveva scritto che «solamente l'attuale Venezuela e Guatemala corrisponderebbero alle caratteristiche del foco così come lo concepisce Che Guevara».I fatti avrebbero dimostrato che la teoria non corrispondeva con la realtà.

Installare i missili a Cuba, oltre che per proteggerla per ristabilire quello che l'occidente ama chiamare l'equilibrio di potenza. 

(Nikita Chruščëv)

Scrive il corrispondente de "l'Unità" Saverio Tutino, attento analista e autore dell'insuperabile L'ottobre cubano. Lineamenti di una storia della rivoluzione castrista: «A Cuba era come se ci fossero due rivoluzioni: quella che lentamente Fidel Castro stava ancorando alla realtà del mondo esterno, attraverso i legami con l'Unione Sovietica, e quella che Ernesto Guevara teneva accesa per dare fuoco alla rivolta dei paesi nel Terzo mondo».

Nei giorni convulsi della cosiddetta "crisi dei missili" dell'ottobre 1962, con la quale il segretario del Partito comunista sovietico Chruščëv puntava al duplice obiettivo di sfidare l'imperialismo nel Centro America e di dimostrare la superiorità della strategia politico-militare nei confronti della Cina comunista, Guevara porta a termine uno dei suoi scritti più sintetici ed efficaci, in cui definisce il programma che tenterà di concretizzare cinque anni dopo in Bolivia: Tattica e strategia della rivoluzione latino-americana, reso pubblico solo dopo la sua morte su "Granma" del 10 ottobre 1968. Il negoziato diretto Usa-Urss e il successivo accordo Kennedy-Chruščëv segnano una svolta cruciale nel rapporto del "Che" con il comunismo sovietico, in quanto il pragmatismo castrista di fatto andava a soffocare l'originale ricerca guevariana di una convergenza tra rivoluzione e socialismo, da quel giorno sempre più difficile da raggiungere nei confini cubani e oltre.

Nella prima intervista rilasciata da un leader della rivoluzione all'indomani della crisi, il Comandante aveva attaccato frontalmente gli Stati Uniti, ribadendo che non esistevano alternative alla lotta armata nei paesi latinoamericani contro l'imperialismo americano e i suoi scagnozzi. Dichiarazione che aveva richiamato l'attenzione della Cia e del Dipartimento di Stato. È il preludio ai «due, tre, molti Vietnam».

Che Guevara, se così si può dire, esisteva già prima di essere nato, Che Guevara, se così si può affermare, continuò a esistere anche dopo morto. Perché Che Guevara è solamente l'altro nome di ciò che c'è di più giusto e degno nello spirito umano. 

(José Saramago)

Il 1965 e il 1966 sono gli anni decisivi per le decisioni di "Che" Guevara, anima radicale della rivoluzione. Il 24 febbraio 1965, alla Conferenza afro-asiatica di Algeri guidata dal presidente e leader rivoluzionario Ahmed Ben Bella, pronuncia un discorso in cui mette sullo stesso piano l'imperialismo e l'Unione Sovietica. È un attacco al comunismo sovietico senza precedenti, che indirettamente e implicitamente colpisce anche il Líder máximo, per il quale d'altro canto il Che non avrà mai una parola chiara e inequivocabile di distacco o di biasimo.]

«[...] Lo sviluppo dei paesi, che iniziano il cammino verso la liberazione [dall'imperialismo] deve essere a carico dei paesi socialisti. Non può esistere il socialismo se nelle coscienze non si opera un cambiamento che provochi un nuovo atteggiamento fraterno nei confronti dell'umanità tanto da un punto di vista individuale, cioè nella società nella quale si sta costruendo il socialismo o è già stato costruito, quanto da un punto di vista mondiale nei riguardi di tutti i popoli che soffrono l'oppressione imperialista». Se ciò non avviene, concludeva il Che, «dobbiamo ammettere che il campo socialista è, in un certo senso, complice dello sfruttamento imperialista».

Al di là del legame personale tra i due, questo era troppo per Castro, e infatti la provocazione viene subito tolta dalla circolazione, tanto che nei due volumi delle opere del "Che" pubblicate all'Avana poco dopo la sua morte, il testo di Algeri non comparirà.   

Che Guevara all'Onu (pt.granma.cu)
Che Guevara all'Onu (pt.granma.cu)

A marzo 1965, poco prima di partire per la deludente esperienza rivoluzionaria congolese e mentre inizia l'escalation bellica del Vietnam, "Che" Guevara invia al settimanale uruguayano "Marcha", diretto da Anibal Quijano, una lettera pubblicata per la prima volta con il titolo Desde Argel para Marcha. La Revolución cubana hoy, divenuta famosa col titolo de Il socialismo e l'uomo nuovo a Cuba, che può essere letto come il suo testamento ideale, in cui criticando anche i limiti del socialismo reale teorizza il suo concetto di rivoluzione che deve essere prima di tutto, per lui, rivoluzione nella coscienza dell'uomo. Una sorta di decalogo con cui invita i giovani comunisti a riscoprire il lato "umano" del mondo, ma anche a impugnare le armi e a essere pronti al sacrificio personale.

Nel gennaio del 1966 si tiene all'Avana la prima Conferenza di Solidarietà dei popoli di Asia, Africa e America Latina (nota come "Tricontinentale") alla quale il leader rivoluzionario, sempre più critico nei confronti della linea politica dell'Urss brezneviana, non prende parte. Invia però il noto Messaggio di saluto (reso pubblico il 17 aprile 1967):

«L'America, il continente dimenticato dalle ultime lotte politiche di liberazione, che comincia ora a farsi sentire, attraverso la Tricontinentale, con la voce della avanguardia dei suoi popoli, che è la rivoluzione cubana, avrà un compito molto più grande: la creazione del secondo o terzo Vietnam, o del secondo e terzo Vietnam del mondo». La tragica solitudine della rivoluzione vietnamita angoscia il Comandante Guevara del Messaggio alla Tricontinentale e lo spinge a bruciare le tappe per gettare le basi di una forza militare rivoluzionaria capace di aprire un "secondo fronte" nel cuore dell'America latina. Lascia l'isola (dove si costituiva il comitato centrale del Partito comunista, su modello sovietico) per iniziare la sua stagione di guerrigliero clandestino. Prima va in Congo con un gruppo lumumbista, poi torna in Tanzania e vola a Praga per studiare una strategia insurrezionale che avrebbe dovuto innescarsi nelle aree rurali più povere dell'America latina, ma gli eventi lo conducono a quel 9 ottobre 1967 a Vallegrande.

Per Ernesto Guevara, passato alla storia come "il Che", i proclami antimperialisti, le vigorose denunce anticolonialiste e il sacrificio nella lotta di liberazione avevano un obiettivo chiaro, che ancora oggi rimane vivo: «E se tutti fossimo capaci di unirci, perché i nostri colpi fossero più forti e sicuri, perché ogni tipo di aiuto ai popoli in lotta fosse ancora più efficace, come sarebbe grande il futuro, e quanto vicino!».