Questione di nomi: la toponomastica in Alto Adige tra storia, memoria e cronaca

I nomi dei luoghi non sono mai neutrali, ma nelle zone dove convivono gruppi linguistici polarizzati su opposti nazionalismi sulle denominazioni toponomastiche si gioca una concorrenza culturale e politica anche molto aspra. Nel caso dell'Alto Adige-Süd Tirol vicende storiche sedimentatesi nel corso dell'Otto e del Novecento non smettono di accendere la polemica toponomastica tra le forze politiche in gioco.

di Davide Leveghi - 12 giugno 2020

Schuetzen con adesivo del raid del 16 agosto 2019
Schuetzen con adesivo del raid del 16 agosto 2019

"Un raid toponomastico"

La notte del 16 agosto 2019 una compagnia di Schützen copre tutti i toponimi tedeschi nei cartelloni stradali degli abitati della Provincia autonoma di Bolzano. È un "raid" ben organizzato, lo stravolgimento di un'iniziativa provocatoria già adottata qualche anno prima a toponimi invertiti, quando a essere coperti dal nastro adesivo furono i nomi italiani. È un messaggio, stampato a chiare lettere sull'adesivo: DNA-SEIT 97 J. Un gioco di parole, Deutsche Nicht Amtlich seit 97 Jahren, "la lingua tedesca non è più ufficiale da 97 anni", il "nostro Dna" negato. La data del 16 agosto allude al giorno di nascita del "boia dell'Alto Adige", il geografo roveretano Ettore Tolomei; i 97 anni sono quelli che separano l'oggi dalla morte simbolica del Sudtirolo e della sua gente, quando il cordone ombelicale dalla madrepatria tirolese era già stato reciso da ormai quattro anni: la proibizione della lingua. Deve arrivare il regime fascista nel 1922, infatti, per proclamare l'italiano unica lingua ufficiale, superare le "timidezze" liberali nella politica di confine e dare avvio finalmente al "lavacro d'italianità" auspicato da Tolomei da ben prima dello scoppio della Grande Guerra - quando nemmeno nei circoli più oltranzisti del nazionalismo italiano, piuttosto confuso sulla geografia linguistica delle terre irredente, si immaginava di annettersi i 200.000 tedeschi sotto il Brennero.

La destra italiana reagisce con sdegno. «È un sabotaggio - sbotta Alessandro Urzì, coordinatore di Alto Adige nel Cuore-Fratelli d'Italia - una patetica messinscena che vorrebbe ancora una volta fare passare per vittime i carnefici. La connivenza fra settori della politica in giacca e cravatta e 'tiratori scelti' deve terminare». La Südtiroler Volkspartei, partito che domina ininterrottamente la scena sudtirolese dal 1945, nicchia. Dai settori radicali del mondo tedesco, invece, arriva il plauso. «I nomi italiani sono un crimine culturale. L'azione degli Schützen è interamente condivisibile - dice Eva Klotz, fondatrice del partito separatista Süd-Tiroler Freiheit e figlia di uno dei più noti terroristi indipendentisti degli anni '60 - tutti i nomi inventati e fascisti devono essere cancellati per ristabilire la verità storica. Lo scandalo eliminato. La falsificazione è assoluta, perfino del nome Alto Adige».  

La copertina del n. 1 de L'Archivio per l'Alto Adige
La copertina del n. 1 de L'Archivio per l'Alto Adige

La nascita dell'Alto Adige

Ma quel nome, in realtà, risale a ben prima che Tolomei lo riempia di contenuto, rifacendosi a quando Druso conquistò questa parte di Alpi sconfiggendo i Reti e stabilendo il dominio romano. Risale infatti al 1810, quando la riorganizzazione territoriale napoleonica del neonato Regno Italico portò alla costituzione del Distretto dell'Alto Adige, così detto perché comprendente il tratto più settentrionale del fiume. Trento ne era la capitale amministrativa, i confini si spingevano fino a Chiusa. Dello "spartiacque del Brennero", tuttavia, non c'è traccia. Bisognerà attendere la celebre copertina del primo numero dell'Archivio per l'Alto Adige, la grande opera intellettuale della vita di Tolomei, perché appaia per la prima volta il confine così come lo conosciamo. È il 1906.

Quell'anno, a sud del Brennero, si sta combattendo una battaglia nazionale per conquistare i cuori e le menti della popolazione. Le associazioni nazionali, le organizzazioni operaie, gli intellettuali giocano un ruolo decisivo per fomentare il sentimento nazionale. Ma se nel futuro Trentino - al tempo chiamato Sudtirolo o Welschtirol - la lotta contro il pangermanesimo trova spazio per attecchire (protagonista di azioni inverse a quelle del Tolomei è il Volksbund, associazione pangermanista che spinge per la germanizzazione della popolazione italofona già nel tardo Ottocento), a nord della chiusa di Salorno non c'è storia. Lì, gli italiani sono pochi e assimilati, per lo più provenienti dalle sovrappopolate valli trentine (secondo il censimento del 1910 sono 7000). La costruzione dell'italianità dell'Alto Adige tolomeiano va dunque fondata dal nulla. Sarà la missione di una vita, come detto, tanto che da morto Tolomei lascia richiesto di essere sepolto con la testa a nord per vedere "l'ultimo tedesco ripassare le Alpi". Una missione pertanto fallita, ma prodiga di conseguenze, visto che la reputazione dello studioso continua a mantenere aperta una ferita nella società locale, incarnando perfettamente l'immagine del conflitto tra memorie dei gruppi etnici in una terra di frontiera.  

I titoli dei media italiani il 13 ottobre 2019
I titoli dei media italiani il 13 ottobre 2019

Tolomei l'eroe, Tolomei il becchino

Qual è dunque l'eredità più pesante lasciata dallo studioso roveretano, se non proprio quei toponimi tanto esecrati dalle frange più estreme - e non solo - della politica e della società sudtirolese?

Un altro fatto di cronaca aiuta a comprenderlo, portando con sé il corredo di incomprensione, scarsa conoscenza e in questo caso nazionalismo che si riflette ogni qual volta i media nazionali raccontino di dinamiche tutte locali. È il 13 ottobre 2019, quando i giornali del Paese, riprendendo la notizia dell'approvazione di un emendamento del Consiglio provinciale altoatesino proposta dalla Süd-Tiroler Freiheit, titolano che il nome Alto Adige è stato cancellato per legge, sostituito dalla dizione "Provincia di Bolzano". Stesso discorso per l'aggettivo altoatesino, rimpiazzato con "della Provincia di Bolzano". Anche in questo caso la destra italiana insorge, ma ciò di cui discute il resto del Paese non è più che una suggestione. L'emendamento accolto dal Consiglio provinciale cambia sì i termini, ma lo fa in una disposizione che regola i rapporti tra Bolzano e Bruxelles. Il nome "Alto Adige" e l'aggettivo che ne deriva, elementi identitari del gruppo italiano che vive in questo territorio, rimangono saldamente al loro posto, sanciti dalla Costituzione. L'ordigno toponomastico ha fatto nuovamente vittime, creando il solito fumo che confonde l'osservatore esterno e mira a livello interno a minare le basi d'una serena convivenza. Lo schema si ripete sempre uguale: le destre tedesche provocano, la destra italiana grida al sabotaggio, l'Svp fa le orecchie da mercante, abile nel gestire la "pentola dell'irredentismo" fino al livello dell'ebollizione. La stampa nazionale, infine, continua a vivere intrappolata nello stereotipo della terra in perenne conflitto etnico, alimentando quella visione vittimistica dell'italiano altoatesino succube del cattivo tedesco assurta alla conoscenza dell'opinione pubblica nel 1985, quando un giovane Sebastiano Vassalli scriveva un pamphlet sugli "italiani trasparenti" abbandonati da Roma e vessati dal nuovo sistema fondato dallo Statuto d'autonomia del 1972.

A quel tempo le bombe che scoppiavano erano vere ma non erano che l'eco trascinato e stanco di un conflitto ormai in via definitiva di ricucitura. Il lungo percorso autonomistico si era concluso, Italia e Austria si accingevano a chiudere in sede internazionale una vertenza durata decenni. Eppure, le eredità del passato, in questa terra, pesano come macigni, alimentando costantemente le rivendicazioni e il vittimismo delle opposte forze nazionaliste. E al centro di tutto, come sempre, c'è lui: Ettore Tolomei, autore nel 1916 della prima versione del Prontuario, organica catalogazione di migliaia di toponimi italiani che traducevano, recuperando l'origine latina o inventandoli di sana pianta, i nomi dei luoghi in Alto Adige. Al centro di discussioni, proposte di legge, battaglie sulla cartellonistica di montagna o sulla segnaletica stradale, la toponomastica marca i limiti di questa terra: i limiti della convivenza, i limiti del riconoscimento dell'altro, i limiti dell'identità.