Prima del papa, il vescovo di Roma. Da una chiesa orizzontale a una chiesa gerarchica: il secolo XI

22.05.2020

Nel secolo XI, noto come secolo della riforma gregoriana - categoria da rettificare - assistiamo al passaggio da un mondo di chiese - al plurale, tendenzialmente autonome che guardavano a Roma e al suo vescovo come garante dell'ortodossia ma non come a un 'capo' - a un universo cristiano in cui si impone un modello di chiesa - questa volta al singolare - gerarchica con al vertice il pontefice. Si tratta di un passaggio lento e difficoltoso che nel secolo XI risulta appena cominciato e i cui protagonisti sono molteplici: non solo Gregorio VII la cui notorietà ha spesso offuscato gli altri attori di questo incredibile cambiamento.

di Caterina Ciccopiedi - 22 maggio 2020

Papa Niccolò II (1058-61)
Papa Niccolò II (1058-61)

Sono ancora molte le rettifiche da apportare alla cultura comune per quanto riguarda i temi di storia religiosa nel medioevo. Il secolo XI è stato, in particolare, oggetto di importanti revisioni da parte degli storici che stentano, tuttavia, a essere recepite dai manuali scolastici o dalla divulgazione culturale: il primo punto su cui bisognerebbe insistere è che la chiesa non è sempre stata quella struttura veriticistica che oggi ancora conosciamo, con a capo il pontefice romano assistito da un collegio cardinalizio e con una rete - ordinata - di arcivescovi, vescovi e sacerdoti. La chiesa medievale era molto più orizzontale, meno gerarchica e assai più disordinata. Questa situazione comincia a cambiare proprio nel secolo XI attraverso quella che la manualistica definisce come 'riforma gregoriana': concetto che, come ha brillantemente dimostrato Ovidio Capitani nell'intervento Esiste un'età gregoriana?, si rivela inesatto considerando che Gregorio VII salì al soglio pontificio nel 1073, quasi al termine di un secolo, l'XI appunto, che può essere a buon diritto definito 'riformato'. Gregorio VII, inoltre, raccolse i frutti di quanto i suoi predecessori avevano fatto, e non si può definire la sua azione del tutto innovativa. Certo, diede nuovi orizzonti alla costruzione del primato papale, fu certamente un pontefice combattivo ma non fu l'unico. Inoltre giudicare 'gregoriana' la riforma del secolo XI implicherebbe la presenza di un programma definito e chiaro: così non era. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire che tipo di chiesa aveva di fronte un uomo degli anni intorno al Mille.  

Dalle chiese plurali alla chiesa romana: il primato papale

Sino al termine del secolo XI il papa era solo il vescovo di Roma, e non il capo assoluto di tutta la cristianità cattolica (troppo spesso si pensa a una chiesa concepita da subito come romana, pontificia e quindi gerarchica): le singole sedi vescovili (o almeno i loro raggruppamenti metropolitici-arcivescovili) erano infatti sovrane, pertanto le decisioni in materia di governo ecclesiastico delle diocesi non erano prese da Roma e poi applicate all'interno degli ambiti locali. Al contrario, ogni sede vescovile conservava gelosamente la sua autonomia: le decisioni erano prese in assemblee regionali, concili o sinodi, e i canoni potevano quindi essere diversi da diocesi a diocesi; a questo proposito va rilevata la data tardiva della sistematizzazione dei diversi canoni di Graziano, monaco camaldolese, che nel 1140 elaborò il Decretum definito anche, appunto, Concordia discordantium canonum, che tentava di dare ordine alle norme che nel corso dei secoli si erano accumulate generando vere e proprie contraddizioni, talvolta insanabili. Graziano optò per un criterio di ordine che diede sostegno al primato papale in costruzione proprio in quei secoli: se vi erano discordanze su qualche specifico caso la norma da seguire era sempre quella papale (anche se più recente, anche se opposta rispetto alla decisione presa da un concilio vescovile). Il diritto diede più di una mano ai pontefici romani. In una situazione ancora confusa, le raccolte canonistiche non si limitavano a mettere ordine nella realtà ma la creavano tout court. 

Pagina del Decretum di Graziano. Il manoscritto miniato è del secolo XIII.
Pagina del Decretum di Graziano. Il manoscritto miniato è del secolo XIII.

Al vescovo di Roma, fino al secolo XI, spettava un primato d'onore sulle questioni teologiche: la sua superiorità in materia di fede non era in discussione ma, anche in questo caso, si trattava di una potenzialità e non di vero governo centralizzato. Il fatto che il papa potesse, in teoria, intervenire sulle questioni di fede - e attenzione, solo su queste, non ad esempio sull'amministrazione di una diocesi, non sulla decisione di far sposare o meno i sacerdoti per citare un esempio eclatante - non voleva in alcun modo dire che avesse la possibilità di farlo. Non esisteva una rete burocratica-amministrativa che consentisse ai vescovi di Roma di essere informati con regolarità di quanto succedesse nelle altre chiese, né funzionari che potessero eventualmente intervenire facendo rispettare un'ipotetica legge romana. Insomma, il papa era certamente riconosciuto tra i vescovi più importanti, forse il più importante, e a lui ci si rivolgeva nel caso si volessero ottenere risposte o privilegi (che avevano un valore più ideale che reale), ma nulla di più. Non spettava ad esempio a lui nominare i vescovi, contrariamente a quanto, forse, si tende a credere: le guide spirituali delle città erano infatti nominate 'dal clero e dal popolo', il papa si limitava - non sempre - a dare conferma dell'avvenuta elezione.

Il primato romano, per cui la chiesa romana diventa sintesi e culmine di tutte le altre, si impose solo a partire dal secolo XI e significativa in questo processo fu la funzione svolta dall'impero: non da sempre in contrasto - come spesso si pensa, allargando a tutto il secolo XI il clima della più tarda lotta per le investiture - con il papato.

L'intervento imperiale si rivelò decisivo in particolare quando al soglio pontificio salirono prelati appartenenti alla 'chiesa del Regnum', formatisi cioè presso la corte imperiale, uomini di fiducia del sovrano generalmente assai preparati e colti. Nominando pontefici provenienti da questo ambiente si sottraeva l'elezione pontificia alla competizione delle famiglie romane. Con questi pontefici la lotta per la libertas ecclesiae - ovvero l'autonomia delle strutture ecclesiastiche nella scelta dei propri uomini di governo attraverso la precisazione e il rispetto delle procedure e delle normative canoniche - cominciò concretamente a svilupparsi. L'impero contribuì in modo determinante a renderla forte, promuovendo al soglio pontificio vescovi, quasi tutti tedeschi, qualificati che ridiedero dignità alla carica pontificia in balia delle lotte tra le famiglie romane.

Pur avendo beneficiato in passato dell'influenza imperiale, la chiesa di Roma si orientò verso una piena indipendenza della sede papale da qualsiasi potere secolare: la chiesa romana provò a liberarsi della tutela imperiale. Passo decisivo in questo senso fu il Decretum in electione papae, emanato da Niccolò II nel 1059, che stabiliva formalmente le regole per l'elezione papale. Non si deve tuttavia pensare che da quel momento le regole per l'elezione pontificia fossero rigorosamente rispettate, ma il Decretum è un'importante testimonianza di come la sede papale, munendosi di regole proprie si mettesse nelle condizioni di sottrarsi all'ingerenza imperiale.  

È in questo clima di 'forza' dell'istituzione pontificia che è eletto papa l'arcidiacono Ildebrando di Soana che, con il nome di Gregorio VII, affermò con decisione il primato romano: compì il passo formale decisivo con il Dictatus pape, una raccolta di 26 proposizioni che collocavano il papa al centro e al culmine della Chiesa universale e gli riservano il diritto di assumere ogni tipo di decisione: chi si rifiutava di riconoscere la superiorità del pontefice era considerato eretico.

Più che soffermarsi sui contenuti del Dictatus pape è importante sottolineare il carattere progettuale, più che constatativo, di questo documento: la realtà era ancora lontana da quella postulata da Gregorio VII e alla costruzione di una chiesa organizzata gerarchicamente si arrivò poi attraverso un lungo processo.  

Documento con le proposizioni del Dictatus Papae, all’Archivio vaticano, Roma.
Documento con le proposizioni del Dictatus Papae, all’Archivio vaticano, Roma.

Tuttavia alcuni tra i princìpi gregoriani (intesi come propri di Gregorio VII) si affermarono con decisione e in modo incontrovertibile: il papa era diventato il fondamento unico dell'ortodossia, chi era in disaccordo con il papato era considerato non solo disobbediente ma eretico; la chiesa si strutturava effettivamente intorno al modello gerarchico da lui postulato, l'ingerenza papale nelle decisioni delle sedi locali si avviava a diventare una prassi; il clero romano intorno al pontefice iniziò a specializzarsi e a essere considerato non solo al servizio della città ma della cristianità intera, si strutturavano così gli organi amministrativi che avrebbero coadiuvato il pontefice nei secoli a venire nel governo della cristianità. La chiesa che oggi conosciamo, così fortemente strutturata intorno a quella romana, nasce in questi secoli: sarebbe un errore considerarla così da sempre.