L'eccidio fascista di Ragusa

Il 9 aprile 1921, nella città siciliana, i fascisti attaccano violentemente un comizio socialista. I morti sono tre, che si aggiungono alla lunga scia di sangue che il movimento fondato da Mussolini lascia alle sue spalle, in Sicilia e in tutta la penisola, nella sua corsa al potere.

di Andrea Alba - 9 aprile 2020

Un giorno di primavera: le premesse (1920-21)

Il 9 aprile del 1921 Ragusa è splendida come sempre, nelle sue mattine di primavera. Si possono scorgere, con assoluta chiarezza, i contorni dentro i quali è disegnata la meravigliosa città vecchia, Ibla. Il monte Arcibessi si vede nitidamente nella sua sontuosità, mentre sul resto delle colline si distende la cittadina, accovacciata su quelle sinuose rotondità e accarezzata dal fiume Irminio, il cui torrente è stato ingrossato da una pioggia battente per tutti i mesi precedenti. Ma ora sembra una lingua di mare tiepido, in questa mattinata di primavera.

Il 4 novembre del 1920 i fascisti locali, costituitisi pochi mesi prima, avevano tentato l'assalto al Municipio rosso e socialista della città iblea, in una giornata d'autunno col freddo che spaccava le mani dei braccianti venuti da ogni parte del ragusano (specie da Monterosso Almo, cittadina di emigranti che si stanziarono in tutta la zona degli Iblei) per venire a lavorare qui la terra. Il clima politico, sul resto dell'isola, non è meno teso. Vittoria non è molto distante da Ragusa: poco meno di trenta chilometri e la si raggiunge, imboccando una polverosa e vecchia strada provinciale. Più o meno lo stesso tragitto che percorre il fiume Ippari, che accarezza i contorni cittadini per poi sfociare nel mar Mediterraneo, nei pressi di Scoglitti. Il 29 gennaio del 1921 una peculiare commistione inferocita di fascisti, ex combattenti nazionalisti e mafiosi locali aveva assaltato il circolo socialista di Vittoria con le armi in pugno, spalleggiata dagli agrari. Erano entrati e avevano devastato tutto ciò che avevano trovato; avevano sparato sui lavoratori lì riuniti ed era morto Giuseppe Compagna, contadino e consigliere comunale socialista. Intimidazioni, violenze e scorribande come quelle di novembre e gennaio sono la cifra della reazione allo straordinario biennio di lotte che aveva visto al nord il protagonismo degli operai contro i padroni e al sud quello dei contadini contro gli agrari. Gli stessi agrari che si sono riuniti per festeggiare l'inaugurazione della Casa del Fascio a Ragusa superiore, il 3 aprile del 1921. Nel medesimo giorno Mussolini al Teatro Comunale di Bologna ha sostenuto che «per ficcare le nostre idee nei cervelli refrattari, dovevamo piantarle a suon di randellate». E gli agrari, a questa latitudine, lo avevano preso in parola; non è da escludere che tra quelli riuniti alla Casa del Fascio non ci sia pure qualcuno che aveva preso parte all'assassinio di Giuseppe Compagna. Pochi giorni dopo, il 7 aprile, Giolitti rassegna le sue dimissioni, fissando la data delle elezioni per il 15 di maggio. Il clima muta di nuovo: è quello della campagna elettorale.  

Vincenzo Vacirca, dirigente socialista siciliano e giornalista dell'Avanti
Vincenzo Vacirca, dirigente socialista siciliano e giornalista dell'Avanti

Il comizio

Il deputato Vincenzo Vacirca, che a tredici anni aveva già contribuito a fondare il primo circolo socialista di Vittoria (1899), prova il vestito nuovo, stringe il nodo della cravatta, mentre preoccupato pensa a cosa dovrà dire alla folla radunata in piazza. Vacirca rappresenta un mito per diseredati e contadini: ha alle spalle l'esperienza del carcere, delle lotte contro il latifondo e perfino un periodo come corrispondente de l'"Avanti!" a Mosca per intervistare i bolscevichi. Il 9 aprile dunque è tutta una trepidante attesa nella piazza della Cattedrale di Ragusa. È un sabato, e i braccianti riempiono la piazza prima ancora che il deputato socialista salga sul palco. C'è il coraggio di stare in quella piazza, l'impaziente attesa per il comizio, le bandiere rosse issate sul palco, le prove tecniche, i garzoni coi volantini in mano. Ma c'è qualcosa di strano nell'aria. Il servizio d'ordine della Camera del Lavoro se ne accorge subito, quando si notano i primi movimenti sospetti da Corso Vittorio Veneto, vicino alla sede del Circolo Agricolo di Ragusa. Così, verso le 19.30, inizia il comizio del deputato socialista, proprio denunciando il clima di violenze del Paese e nel paese, la degenerazione dei fascisti, la commistione tra i ceti dominanti e il movimento fondato appena due anni prima da Mussolini a Milano, che sette mesi dopo si rifonderà nel Partito nazionale fascista. 

L'eccidio

A un certo punto, i fascisti si radunano di fronte alla piazza e cominciano a insultare Vacirca e a disturbare il comizio. Si scatena il panico, la gente corre da tutte le parti e da sotto i cappotti dei fascisti spuntano le pistole. I loro colpi, sparati un po' alla cieca, sono indirizzati contro la Camera del Lavoro. La folla scappa a destra e a sinistra, calpestando donne, anziani e bambini, vestiti a festa per il comizio. La polizia resta a guardare, come spesso accade e accadrà negli anni a seguire in tutta la penisola. Il bilancio dei feriti è enorme. Circa una sessantina di persone rimangono colpite dalla furia fascista, mentre Rosario Occhipinti e Carmelo Vitale sono distesi a terra senza vita, colpiti da proiettili di arma da fuoco di piccolo calibro. Facevano i braccianti. Ed erano socialisti. Esattamente come Giuseppe Compagna e come tanti altri che persero la vita, che furono ammazzati dal piombo fascista e mafioso nella Sicilia del secolo scorso. La piazza della Cattedrale è sporca di sangue. Qualche settimana dopo morirà anche Rosario Gurrieri, colpito invece da una pallottola di fucile di grosse dimensioni.

Via via la piazza si va svuotando. La città in poche ore è deserta. La gente si rifugia in casa, mentre i fascisti scorrazzano liberamente per tutta Ragusa, raggiunti nel frattempo dai loro camerati di Vittoria e Comiso. Il giorno dopo è il turno dei luoghi simbolo delle sinistre e dei socialisti: viene data alle fiamme la sede della Camera del Lavoro e quella della giovanile del partito. Il municipio viene nuovamente assaltato e l'amministrazione è costretta, con la forza, a firmare le proprie dimissioni. Nei giorni a seguire, oltre a quella di Ragusa, anche le amministrazioni di Comiso, Vittoria, Scicli, Augusta e Pozzallo vengono sciolte con la violenza squadrista, coordinate dal "prefetto di ferro" che tanta fortuna trarrà dallo squadrismo siciliano, Filippo Pennavaria (di cui Sciascia racconterà egregiamente in Invenzione di una prefettura). 

Ma quel sangue, che è anche nostro, lastrica ancora quella piazza, come le altre - innumerevoli - che furono investite dalla furia fascista, con il beneplacito della guardia regia e delle forze dell'ordine, nella sua corsa verso il potere. 

E a Ragusa, come nel resto d'Italia, la primavera tarderà ancora a lungo ad arrivare.  

Filippo Pennavaria, "prefetto di ferro", parlamentare fascista dal 1921
Filippo Pennavaria, "prefetto di ferro", parlamentare fascista dal 1921

Riferimenti bibliografici

A.A. V.V., L'area degli iblei tra le due Guerre. Atti del convegno storico del 1986 in Ragusa e Modica, Istituto Gramsci Siciliano Palermo, Centro Studi "Feliciano Rossitto", Ragusa, 1987.

S. Lupo, Il fascismo. La politica in un regime totalitario, Feltrinelli, Milano, 2000.

G. C. Marino, Partiti e lotta di classe in Sicilia da Orlando a Mussolini, Bari, De Donato.

U. Santino, Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la democrazia dal 1893 al 1994, Collana "Appunti" del Centro Impastato nº 3, Palermo, 1995.

U. Santino, Storia del movimento antimafia. Dalla lotta di classe all'impegno civile, Editori Riuniti, Roma, 2000.

G. Scolaro, Il movimento antimafia siciliano. Dai fasci dei lavoratori all'omicidio di Carmelo Battaglia, terrelibere.org, 2008.

L. Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Sellerio, Palermo, 1989.