Le tante vite del partigiano “Nadia”. Renato Sandri dalla Resistenza italiana all'America latina

L'impegno di Renato Sandri si sviluppò su tre fronti: l'esperienza partigiana, lo studio dei movimenti resistenziali e l'attività politica come viceresponsabile della sezione esteri del Pci nei paesi latinoamericani dal 1964 al 1980, di cui divenne uno dei massimi esperti.  

di Andrea Mulas - 20 aprile 2020

Il comizio insurrezionale di Sandro Pertini a Milano. Alle sue spalle, in secondo piano sulla destra, Renato Sandri (fonte: Il manifesto)
Il comizio insurrezionale di Sandro Pertini a Milano. Alle sue spalle, in secondo piano sulla destra, Renato Sandri (fonte: Il manifesto)

La lotta al nazifascismo sui monti Lessini

Il 16 settembre 1943, di ritorno dalle vacanze, l'attenzione del giovane Renato Sandri è colpita da un gruppo di soldati italiani, disarmati e umiliati che erano schierati sulla banchina della stazione di Mantova e sorvegliati da tedeschi armati. Non riesce a trattenere le lacrime di rabbia e umiliazione. Decide di prendere contatti con un gruppo di antifascisti per organizzare la sua partenza e alla fine di aprile del 1944, a diciassette anni, sceglie la lotta al fianco dei partigiani e "sale in montagna": «ero arrivato alla baita in un pomeriggio di primavera e i partigiani che mi accolsero, reduci della tragedia dell'Armir in Unione Sovietica, mi assegnarono quel nome perché nadia, in russo, significa speranza. Per la verità non ero molto convinto. Poi me ne feci una ragione. Ero salito in montagna rompendo in modo netto con il mio passato, e cosa c'era di più trasgressivo di un nome femminile?». 

Luigi Guastalla, staffetta dell'organizzazione comunista di Suzzara, prende in carico alla stazione di Mantova tre giovani mantovani, secondo le regole della clandestinità : scambio dei motti di riconoscimento e obbligo di ignorarsi reciprocamente durante il viaggio. Il gruppo giunge a Vicenza e viene accompagnato da un'altra staffetta sulla ferrovia secondaria di Valdagno, direzione Recoaro. Sceso alla stazione di Fonta Abellina, si inoltra nel bosco dove è atteso da altri partigiani. I tre assumono il nome di battaglia di Sandro (Otello Bertolani), San Marco (Mario Paganini), Nadia (Renato Sandri).

Sandro, San Marco e Nadia sono arruolati nella nascente Brigata Garibaldi "Ateo Garemi". Nella seconda metà di maggio partecipano alla liberazione di cinque compagni sorpresi da un plotone tedesco in una baita nei pressi di Recoaro. Il camion militare viene attaccato dai partigiani - appostati in un'imboscata da oltre ventiquattro ore - con bombe a mano e fucileria a motore e ai pneumatici dell'automezzo.

A seguito dell'importante azione di diversione compiuta nei boschi sottostanti Campofontana, che ha salvato la vita dei compagni, e degli imminenti piani insurrezionali ormai incombenti, viene nominato capopattuglia della Brigata autonoma Vicenza-Pasubio.

Dall'alba del 19 giugno la conca di Campo Brun - punto di convergenza tra le province di Verona, Vicenza e Trento - è sottoposta al bombardamento di mortai piazzati probabilmente nella zona di Recoaro di piedi delle Dolomiti vicentine, dove Kesselring aveva insediato il comando della Wehrmacht in Italia. I partigiani fuggono in ordine sparso dalla malga e Nadia viene ferito al volto. Il nemico appostato tra le balze sottostanti il rifugio apre il fuoco. Tanti partigiani cadono, ma l'imboscata fallisce grazie all'arrivo di un distaccamento della Vicenza, alla quale Nadia decide di passare attratto dalla sua fama di estrema aggressività. La brigata, con azioni spesso spettacolari, libera le valli del Chiampo, dell'Alpone e del Progno.

Il 5 luglio inizia il primo massiccio rastrellamento tedesco e nello scritto Una memoria partigiana Sandri riporta questo drammatico episodio: «il sole è a picco, mezzogiorno o già primo pomeriggio, quando nel prato sulla destra a non grande distanza appaiono le figurine di due donne vestite di nero che corrono disperatamente verso gli spuntoni di roccia sovrastanti l'erta erbosa; una sembra avere sotto braccio un fagotto - no, è un bambino - mentre con l'altra mano trascina un altro bambino sgambettante. Pochi metri alla salvezza, ma una scarica accartoccia e distende i quattro corpi nella morte».

Così furono massacrate Maria Pasetto in Tibaldo di venticinque anni e l'amica Margherita Franchetti di sessantasei anni; Maria con la figlia Rosa Anna di anni due, il figlio Lorenzo di anni quattro.

Fra le "province partigiane" d'Italia il Vicentino è una delle più colpite dalla repressione nazifascista, soprattutto nella seconda metà del 1944 e nei primi mesi del 1945, essendo considerato il suo territorio uno sbocco indispensabile per una rapida ritirata. Nadia sopravvive al grande rastrellamento che investe la zona dei Lessini a metà settembre, preludio di quello del Grappa.

Braccato dalla polizia fascista, raggiunge Milano dove tenta di ricostituire la formazione partigiana. Ma una sera di gennaio del 1945 per fuggire a un controllo si getta dal tram e viene travolto da un'auto. Nadia viene trasportato in coma reversibile all'ospedale Niguarda a seguito delle gravi fratture craniche subite, dove rimarrà nascosto nei sotterranei per oltre un mese grazie all'aiuto di medici e infermieri antifascisti.

Verso la fine di febbraio sale sul Mottarone sulla sponda del lago Maggiore per raggiungere la VI Brigata Matteotti in via di costituzione. Dopo pochi giorni viene arrestato a Colazza da un reparto tedesco e messo al muro assieme a una quindicina di altri abitanti e partigiani. Sottoposti due volte a finta fucilazione, interrogati uno a uno sono rilasciati in quanto in possesso di documento ritenuti regolari.

Il comizio insurrezionale di Sandro Pertini a Milano visto da un'altra prospettiva (fonte: Il fatto quotidiano)
Il comizio insurrezionale di Sandro Pertini a Milano visto da un'altra prospettiva (fonte: Il fatto quotidiano)

Partecipa al moto insurrezionale di Milano del 24 e 25 aprile ed è sul palco del comizio in piazza del Duomo al fianco di Sandro Pertini come guardia del corpo.

Tornato nella sua Mantova, ai primi di giugno viene nominato presidente dell'Anpi e pochi mesi dopo gli viene conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per il suo coraggio. A coloro che ciclicamente indicavano nell'armistizio nell'8 settembre 1943 la «morte della Patria» e il «trauma non ancora rimarginato», Sandri ribadiva il ruolo fondante della Resistenza come «guerra di liberazione nel quadro del rifiuto attivo al nazifascismo, sottolineo, attivo. Fu combattimento con le armi, ma anche cospirazione umile, propaganda clandestina tesa a sollecitare tra compagni di lavoro, banchi di scuola, vita di relazione, la presa di coscienza della necessità di opporsi agli occupanti e ai loro sottocoda di Salò». Il suo impegno nella diffusione dei valori e della portata dell'opposizione al nazifascismo si concretizzò nella pubblicazione del minuzioso e completo Dizionario della Resistenza (Storia e geografia della Liberazione, vol. I, e Luoghi, formazione, protagonisti, vol. II, Einaudi 2000 e 2001), curato insieme ad Enzo Collotti e Frediano Sessi. Un Dizionario storico e geografico, sicuramente non esaustivo, ma un'opera complessiva che per la prima volta faceva il punto della ricerca e degli studi passati e in corso, con lo scopo di fornire strumenti di conoscenza e di approfondimento dei caratteri del movimento resistenziale.

In una dedica autografa su una copia del primo volume del Dizionario si possono leggere queste parole che rendono la cifra della persona:

dal secolo che ho attraversato, dalla fatica che mi piega - nonostante le apparenze - spero tu senta la necessità irrecusabile di continuare il cammino che tanti, tanti, tanti anni fa abbiamo intrapreso.

Ti auguro da vecchissimo Matusalemme, miglior fortuna rispetto alla nostra; che pure cercammo con tutte le nostre forze. 

La dedica di Renato Sandri all'autore
La dedica di Renato Sandri all'autore

Il suo comunismo democratico da Mantova all'America latina

La nuova vita nell'Italia democratica e repubblicana di Renato Sandri è tutta nel Pci. Terminata la guerra difende le istanze del proletariato agricolo del mantovano e, da segretario della Federazione comunista, critica l'invasione dell'Ungheria del 1956 tramite un documento ufficiale inviato alla direzione nazionale del partito. Nel 1962 è eletto membro del Comitato centrale del Pci e, a partire dall'anno successivo, diviene una colonna del partito alla Camera dei Deputati per quattro legislature. Selezionato da Pietro Ingrao entra a far parte della Commissione esteri. Durante gli anni della sua attività di parlamentare italiano ed europeo visita oltre settanta paesi: dall'America latina all'Africa, dall'Asia all'Europa.

Nel 1964 il segretario Togliatti gli affida la prima missione nel Sud America per incontrare i leader comunisti, movimenti operai, democratici laici in Argentina, Uruguay, Cile, Messico e Perù: «Avrei dovuto sostenere la "via italiana al socialismo" [...]. Il segretario voleva poi conoscere quale influenza esercitasse, tra le forze di sinistra sudamericane, la Rivoluzione cubana». Era il segno di un cambiamento di politica del Pci verso i comunisti latinoamericani, e inoltre si presentava l'opportunità per il giovane deputato di manifestare l'autonomia del partito dai sovietici.

Sandri si trova di fronte un continente piegato ai profitti delle multinazionali, caratterizzato dallo sfruttamento sia dei campesinos che della classe operaia. Tornato dalla missione, consegna una relazione dettagliata a Togliatti, che il segretario porta con sé a Yalta dove lo attende Nikita Chruščëv. Quella è l'ultima che Sandri vede il "Migliore": Togliatti infatti muore proprio in Unione Sovietica il 21 agosto del 1964.

Come viceresponsabile della sezione esteri si dedica ai comitati di sostegno di opposizione alle dittature in Grecia, Spagna, Venezuela, Brasile ed incontra i capi della guerriglia in diversi paesi del subcontinente offrendo sempre la propria analisi politica per la conquista pacifica del potere, alla cosiddetta "transizione democratica". Dialoga con i giovani minatori andini (il cosiddetto lumpenproletariat) sottomessi e storditi dalla bola (un impasto di foglie di coca e polvere di calce rappresa che dava ai loro stomaci l'illusione del cibo e dell'acqua) e diventa un profondo conoscitore del socialismo indo-americano di José Carlos Mariàtegui (il "Gramsci creolo"), che aveva assistito all'atto di costituzione del Partito Comunista d'Italia nel Congresso di Livorno.

Ricercato dai servizi di polizia di Santo Domingo e del Brasile, nel 1968 partecipa alla prima visita ufficiale a Cuba della delegazione del Pci (insieme a Gian Carlo Pajetta e Arrigo Boldrini) nel corso della quale si percepisce la divaricazione tra le diverse concezioni della lotta antimperialista.

Più convergente alla visione del comunismo italiano appare l'esperienza cilena, dove Sandri si reca nel 1964 e di nuovo nel 1970 per seguire la difficile campagna elettorale per le presidenziali, intervenendo a Santiago del Cile dopo la sofferta e inedita vittoria dell'amico socialista Salvador Allende. Come emerge dai libri che scriverà in quei mesi, il deputato comunista è un lucido sostenitore di una politica estera di non allineamento e di adesione agli organismi internazionali da parte del Cile, quale condizione irrinunciabile per assicurare il successo del governo socialista nel contesto europeo e latinoamericano, stretto dalla morsa della Guerra fredda e dalle sirene della Rivoluzione castrista. Indimenticabili sono i volumi Cile. Rivoluzione nella democrazia e Salvador Allende. La via cilena al socialismo.

Il governo Allende venne brutalmente rovesciato dal golpe dell'11 settembre 1973 per mano del generale Augusto Pinochet, con l'aiuto sostanziale del Dipartimento di Stato Usa e l'indifferenza del Pcus. Il Cile cadde per quindici anni in una delle più atroci dittature latinoamericane.

Come è stato ricostruito nell'interessante biografia realizzata da Roberto Borroni, il comunista mantovano criticò le scelte di politica internazionale del Pcus, tanto che sul tavolo dell'ambasciatore russo a Roma giaceva un dossier intitolato "L'attività antisovietica di Renato Sandri" che aspirava al superamento dei blocchi e quindi ad un "nuovo internazionalismo". Tutta la sezione esteri del partito venne sottoposta ad un'inchiesta della commissione centrale di controllo, Sandri venne rimosso da viceresponsabile e due anni dopo venne escluso dal comitato centrale.

Al fianco del segretario promuove l'elaborazione della Carta della pace e dello sviluppo che caldeggia il tema di un nuovo rapporto tra Nord e Sud del mondo, dell'interdipendenza e della cooperazione tra i popoli, della equa distribuzione delle risorse: del cibo, dei capitali, delle risorse energetiche.

Nell'autunno del 1981 organizza e accompagna Enrico Berlinguer nella prima visita di un segretario del Pci a Cuba, e poi in Messico e in Nicaragua, missioni che segnano «lo sviluppo della strategia del Pci», come aveva tenuto a rimarcare lo stesso segretario.

Scrive per il periodico fondato da Ferruccio Parri "L'Astrolabio. Problemi della vita italiana", collabora con "l'Unità", "Rinascita, "Critica marxista" e nel 1971 contribuisce alla nascita dell'Ipalmo (Istituto per l'America latina, l'Africa, il Medio Oriente) che in quegli anni si afferma come un importante centro di elaborazione culturale ed edita la rivista "Politica Internazionale" diretta da Giampaolo Calchi Novati. Viene nominato, per il Pci, membro della delegazione italiana al Parlamento europeo dal 1972 al 1979 e nel corso di questo incarico svolge un'intensa attività di supporto in 25 paesi africani come vicepresidente della Commissione allo sviluppo.

Nel corso della sua lunga attività politica Sandri ha collaborato con ben quattro segretari: Togliatti, Longo, Berlinguer e Natta, di cui diventò il più stretto collaboratore. Renato Sandri, il "partigiano Nadia", si è spento infine nella sua Mantova il 13 luglio 2019 - ma non il suo senso critico indipendente, antidogmatico, sempre combattivo. È questa la sua "lezione partigiana", che continua a vivere in noi.

Renato Sandri al fianco di Salvador Allende, presidente della Repubblica del Cile (fonte: Gazzetta di Mantova)
Renato Sandri al fianco di Salvador Allende, presidente della Repubblica del Cile (fonte: Gazzetta di Mantova)
Renato Sandri in Lussemburgo, febbraio 1977 (fonte: multimedia.europarl.europa.eu)
Renato Sandri in Lussemburgo, febbraio 1977 (fonte: multimedia.europarl.europa.eu)