Il viaggio del Mayflower. Un mito delle origini

Nell'autunno del 1620 un piccolo vascello trasportò dall'Inghilterra all'America del Nord poco più di cento persone. Era un viaggio all'epoca tutto sommato comune, per quanto pericoloso, ma da quella traversata ebbero origine insediamenti importanti e miti fondativi. Per pochi fu una fortuna, per molti una disgrazia.  

di Claudio Ferlan - 12 ottobre 2020

Quattro secoli fa attraversare l'Atlantico non era certo un'impresa priva di rischi, e non solo per il pericolo di naufragare. Per capire quale fosse il peso della navigazione dell'epoca, il grande letterato inglese Samuel Johnson (1709-1784) la paragonò a una reclusione di circa otto settimane in una prigione dalla quale non si poteva uscire vivi, a parte il fatto che i carcerati avevano cibo e molto spesso anche compagnia migliori. Eppure, erano in tanti a provarci, spinti dalle motivazioni più diverse, comprese tra la speranza di fare fortuna e la necessità di fuggire.

Quattro secoli fa sulle acque dell'Atlantico stava navigando un piccolo vascello, il Mayflower, destinato a essere ricordato tra i più celebri ad avere completato la rotta. Vi si erano imbarcati in troppi: centodue passeggeri, una trentina di membri dell'equipaggio capitanati da Christopher Jones (c1570-1622), e pure due cani. Erano salpati il 6 settembre 1620 dal porto inglese di Plymouth, ancora non lo sapevano ma sarebbero sbarcati dall'altra parte dell'Atlantico, a Cape Cod, l'11 novembre di quello stesso anno. Non potevano neppure immaginare che la loro traversata sarebbe diventata un simbolo, avrebbe a posteriori contribuito a consolidare il mito delle origini della democrazia statunitense, avrebbe persino segnato, con la Festa del Ringraziamento, il calendario americano. Molto di tutto questo è stato senza dubbio costruito successivamente ai fatti, è vero, ma ciò non toglie che l'impresa oceanica del Mayflower ebbe e ha un'indiscutibile rilevanza storica.  

Replica del Mayflower
Replica del Mayflower

Non era la prima spedizione diretta verso la parte settentrionale del Nuovo Mondo. Juan Ponce de León (1460-1521) aveva raggiunto la Florida già nel 1513; qui i coloni spagnoli si erano stabiliti nel 1565 a Saint Augustine. Gli ugonotti francesi ci avevano provato negli stessi anni (1562), sulle coste dell'attuale Carolina del Sud, ma senza successo. Quanto agli inglesi, una colonia di pescatori era presente già dagli inizi del XVI secolo in Terranova (Saint John's). In seguito, ma più di trent'anni prima del viaggio del Mayflower, due navi erano partite in esplorazione proprio da Plymouth; i passeggeri erano sbarcati nell'odierna Carolina del Nord e avevano fondato la colonia di Roanoke, ma di loro si perse ogni notizia. Diversamente era andata nel 1607, quando altri migranti inglesi si erano stabiliti a Jamestown, in Virginia.

Così come era stato per i loro predecessori, anche per i passeggeri del Mayflower le ragioni della partenza erano legate alla speranza di una nuova vita economicamente più agevole, ma a questo si univano delle motivazioni culturali e, più specificamente, religiose. Sul vascello erano imbarcati, oltre alla ciurma, due gruppi di persone: uno costituito di faccendieri e mercanti intenzionati a trovare nuove vie commerciali, o semplicemente a lasciarsi alle spalle un'esistenza segnata dai guai; l'altro di dissidenti religiosi inglesi già migrati in Olanda, decisi a stabilirsi definitivamente e a prosperare nel Nuovo Mondo. La storia avrebbe ricordato i primi come Stranieri, i secondi come Pellegrini. Perché dissidenti? Quando Enrico VIII (1491-1547) aveva dichiarato la separazione della Chiesa d'Inghilterra da quella di Roma, non tutti lo avevano seguito. Qualcuno era rimasto cattolico, altri avevano contestato la sua scelta: erano i protestanti più intransigenti, che avrebbero desiderato uno scisma più netto, non accettavano l'anglicanesimo e chiedevano una Chiesa radicale, di stampo calvinista. Erano loro i separatisti, identificati successivamente con il nome di «Pellegrini». In molti li presero in antipatia, poi in vero e proprio odio, i cruenti conflitti religiosi del tempo li spinsero a nascondersi, alcuni di loro preferirono abbandonare l'Inghilterra. Un gruppo di agricoltori e artigiani del Nottinghamshire nel 1609 si stabilì in Olanda, a Leida, dove era garantita la libertà confessionale e dove la comunità aumentò di numero. Un decennio di esilio in una terra libera ma straniera, però, fece crescere in molti il desiderio di partire, ancora una volta. Il ritorno in patria era troppo pericoloso: fu in quel momento che fece capolino nei Pellegrini quello che oggi noi definiremmo «sogno americano».  

Pianificando la traversata, i leader della congregazione raggiunsero un accordo con il mercante inglese Thomas Weston (1584-1647/48) sui termini finanziari dell'impresa. Una volta discusse con la comunità, però, le condizioni furono ritenute troppo svantaggiose e da questa rifiutate; lo stesso Weston, allora, sciolse l'accordo. Per questa ragione i futuri migranti si trovarono con meno risorse del previsto e con una scarsa disponibilità per acquistare tutto quanto occorreva alla progettata impresa, ma non intesero certo rinunciare. Accettarono allora di dividere il costo con altri naviganti, estranei alla comunità, e stabilirono un nuovo contratto con la Virginia Company, che finanziò buona parte delle spese di viaggio in cambio di una quota dei profitti derivati dallo sperato nuovo insediamento.

Furono noleggiate due imbarcazioni. La prima era il già noto vascello Mayflower, che da Londra prese a fare rotta con Southampton nel luglio 1620, per procurare e caricare cibo e altri approvvigionamenti necessari sia in mare, sia dopo lo sbarco. Per la traversata e per il loro primo inverno i coloni avevano bisogno di carne, biscotto secco (gallette), legumi, orzo e altri cereali, pesce, burro, formaggio, farina d'avena, come anche di acquavite e parecchia birra, utile a garantire un buon apporto calorico e molto più resistente dell'acqua. Necessitavano anche di attrezzi e materiali da costruzione, semi, armi per difendersi da nativi e altri coloni. Mentre sul Mayflower ci si impegnava in questo senso, molti Pellegrini erano ancora a Leida. Ingaggiarono la seconda nave, Speedwell, per raggiungere Southampton salpando dal porto olandese di Delfshaven. Lì si sarebbero incontrati anche con alcuni confratelli e parenti rimasti in Inghilterra ma, come loro, pronti a partire. Il piano era di raggiungere le coste della Virginia del Nord a bordo delle due navi, che avrebbero navigato assieme.

La Speedwell si mostrò però subito poco affidabile e già nel viaggio tra Delfhaven e Southampton, alla fine del luglio 1620, imbarcò acqua. Fu riparata e caricata; il 5 agosto le due navi sciolsero le vele alla volta del Nuovo Mondo. Pochi giorni dopo la partenza la Speedwell iniziò di nuovo a imbarcare acqua e fu necessario fermarsi a Dartmouth (12 agosto), città portuale dell'Inghilterra meridionale, per nuove riparazioni che richiesero una decina di giorni. Percorse circa trecento miglia dopo la seconda partenza, gli entusiasmi dei migranti furono di nuovo annacquati dalle falle della Speedwell; stanchi e sfiduciati decisero di rientrare a Plymouth (in linea d'aria poco più di trenta miglia da Dartmouth), abbandonare lì la nave palesemente inadatta a una traversata transoceanica e radunarsi sul Mayflower. Era una soluzione di emergenza, che scontava alcuni problemi molto rilevanti: il vascello sarebbe stato sovraffollato e sotto equipaggiato, il tempo perso costringeva a una navigazione autunnale e a un approdo invernale, alcune famiglie si dovevano dividere, poiché non si poteva garantire lo spazio a tutti; alcuni abbandonarono per stanchezza, altri decisero di o furono costretti ad aspettare.

Il 6 settembre, infine, il Mayflower salpò da Plymouth diretto in America, era il terzo tentativo e fu quello buono. Molti dei passeggeri erano in ballo da un mese e mezzo, da quando il 22 luglio erano partiti da Delfhaven: avevano passato a bordo un tempo non troppo superiore a quello necessario per completare la traversata. Per toccare le coste americane, infatti, ci vollero altri sessantasei giorni, sarebbero infatti arrivati di là dall'Atlantico il 9 novembre 1620.  

Lista dei passeggeri del Mayflower
Lista dei passeggeri del Mayflower

La prima metà del viaggio scorse senza grossi intoppi, fatta eccezione per l'inevitabile mal di mare. In ottobre però iniziarono ad apparire le prime tempeste atlantiche e la navigazione si fece via via più impegnativa. L'igiene sulla nave era una chimera, lo scrittore Nathaniel Philbrick (1956) - autore di un best-seller sulla storia dell'imbarcazione - immagina la presenza di vasi da notte e pitali ovunque. Lo storico Bernard Bailyn (1922-2020) si stupiva che fossero arrivati quasi tutti vivi: due sole persone morirono in mare, poche per le medie dell'epoca, un anonimo membro dell'equipaggio e il giovane passeggero William Butten. Pure la convivenza non doveva essere delle più facili; è ancora Philbrick che ci invita a figurarci il logorio della vita comunitaria: centodue passeggeri stipati in un vascello di piccole dimensioni, il cui stress è già a livelli altissimi dopo due partenze abortite, si dirigono verso l'ignoto; trascorrono la maggior parte del proprio tempo sottocoperta, nel fetore di locali affollati e bui. La differenza di stili di vita tra Stranieri e Pellegrini certo non aiutava.

Il vento troppo forte più di una volta indusse l'equipaggio a rinunciare alle vele per lasciarsi trasportare, senza potere sperare di mantenere barra diritta verso la destinazione della Virginia settentrionale, che all'epoca includeva la regione a nord dello Hudson, oggi stato di New York. La scelta era basata sui resoconti raccolti in patria, dai quali i territori dove si intendeva approdare venivano raccontanti come molto adatti agli insediamenti. Considerate tutte le difficoltà della navigazione, dobbiamo fare i complimenti postumi al timoniere, che mancò lo Hudson per pochi gradi. Terra fu infatti avvistata all'alba del 9 novembre; era Cape Cod (oggi Massachusetts), ma i passeggeri cercarono di tenere fede ai propositi iniziali e chiesero ci si dirigesse verso le foci del fiume Hudson, a sud. Il mare però era agitato e il rischio di naufragare piuttosto elevato, quindi fu presto presa la decisione di tornare a nord e la nave toccò terra l'11 novembre, dove oggi è ubicato il porto di Provincetown.

Terminava così un viaggio che non era una fuga religiosa, come viene ancora rappresentato nell'ideale di molti, ma una consapevole spedizione alla ricerca di una vita migliore. Quello stesso 11 novembre i passeggeri maschi del Mayflower firmarono il Mayflower Compact (Patto del Mayflower), un altro elemento destinato a contribuire alla costruzione del mito dei Padri Pellegrini. Per quanto si sia cercato di farlo passare come tale, non si trattò certo di un elaborato piano per la democrazia, ma di un semplice contratto, come specificato da molti studiosi, alcuni dei quali intervistati per il (bel) documentario del 2015 di Ken Burns (1953), intitolato The Pilgrims. Ciononostante, non si può negare che il Compact abbia giocato un ruolo, anche solo ideale, nella storia dell'indipendenza degli Stati Uniti.

La stipula del patto tra Stranieri e Pellegrini fu consigliata, se non obbligata, dai dissensi nati nel momento in cui ci si rese conto dell'impossibilità di sbarcare nel luogo stabilito. I primi ritenevano che il patto stretto con la Virginia Company dovesse ritenersi decaduto, poiché il territorio in cui si stavano per stabilire non faceva parte dei possedimenti della compagnia. Più in generale, sostenevano di essere completamente liberi, siccome nessuna autorità governativa aveva potere sopra di loro. Il rischio di ammutinamenti era reale; i leader dei Pellegrini agirono rapidamente per fugarlo e prepararono il testo del Compact, i cui tratti fondamentali si possono così riassumere: i coloni sarebbero rimasti fedeli a re Giacomo I Stuart (1566-1625), nonostante la necessità di auto-governarsi; avrebbero creato un sistema di norme e stabilito una comunità disposta a lavorare per il bene della colonia; infine, avrebbero vissuto seguendo i dettami della fede cristiana.

Il testo del Mayflower Compact
Il testo del Mayflower Compact

Il patto funzionò, ma il vero problema fu resistere all'inverno: il viaggio si era concluso nel peggiore momento possibile e i coloni erano impreparati al freddo. Più della metà morì, ma la colonia, ribattezzata New Plymouth, sopravvisse. L'autunno successivo (1621) portò invece un buon raccolto e il governatore William Bradford ordinò ai suoi di andare a caccia, così da procurare il cibo per festeggiare e ringraziare il Signore, non da soli, ma con gli indigeni Wampanoag che erano arrivati in aiuto nel momento del bisogno. Secondo la tradizione fu questo il primo Giorno del Ringraziamento della storia americana. Un altro mito, una definizione riferita a quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione religiosa, che non lo fu e che nei secoli sarebbe profondamente cambiata, mentre i discendenti degli indigeni continuano, a buon diritto, a chiedersi: Cosa diavolo c'è da ringraziare?

Nel decennio successivo furono circa 30.000 i coloni a intraprendere la via aperta dai passeggeri del Mayflower. Fu un'ondata migratoria dalle caratteristiche nuove, costituita essenzialmente da gruppi familiari votati all'agricoltura di sussistenza più che al commercio. Tuttavia, il progressivo aumento della popolazione "bianca" determinò un'estensione dell'area da occupare e di conseguenza un incremento della conflittualità con i nativi della zona, i quali avevano inizialmente accolto gli europei in buona armonia. Alla fine degli anni Settanta del Seicento gli indigeni erano ormai scomparsi dalla regione che era stata ribattezzata New England: i nuovi arrivati li avevano sistematicamente cacciati o uccisi.