Il crimine di amare i dimenticati. Sacco e Vanzetti e l'America dei vinti

La notte tra il 22 e il 23 agosto 1927, dopo un processo con un impatto mediatico impressionante, vengono assassinati i due anarchici italiani, diventando un simbolo internazionale della lotta contro l'oppressione. Soltanto mezzo secolo dopo verrà riconosciuta l'ingiustizia commessa ai loro danni. 

 di Carlo Greppi - 23 agosto 2020

Red Scare!

Il 31 maggio 1921, presso il tribunale di Dedham, nello stato del Massachussets, inizia un processo destinato a cambiare in maniera significativa il rapporto tra opinione pubblica e grandi democrazie. Alla sbarra ci sono due anarchici di origini italiane, Bartolomeo Sacco e Nicola Vanzetti, ed è chiaro a molti che si tratta di un processo politico, già deciso in partenza. Sono accusati di una rapina e di un duplice omicidio che, a quanto sembra, non hanno commesso.

La Red Scare ha appena colpito gli Stati Uniti, terrorizzati da comunisti, socialisti o anarchici come Sacco e Vanzetti. A essere oggetto di discriminazione sono anche gli immigrati, e le due figure spesso coincidono, generando una vera e propria psicosi. Le ragioni di questo terrore sono molte: dal montare del nazionalismo nell'intero pianeta, Americhe comprese, al successo della rivoluzione bolscevica e agli echi di quella messicana, alle crescenti rivendicazioni sindacali e a una serie di attentati di matrice anarchica che hanno colpito il paese, compreso uno che, nel giugno del 1921, ha danneggiato la casa del Procuratore generale A. Mitchell Palmer. La stretta repressiva del Procuratore, affiancato dal suo assistente particolare John Edgar Hoover, è brutale e indiscriminata, e facendo leva sulla paura della rivoluzione fa sì che una parte consistente della classe media sia a favore di svolte autoritarie e di misure liberticide. Nei cosiddetti Palmer Raids, che procedono per mesi fino al 1920, migliaia di immigrati vengono così arrestati, e molti di loro sono espulsi a forza del paese. I gruppi più colpiti sono quelli provenienti dall'Europa orientale, in particolare ebrei, e quelli italiani - due forti componenti della società che ben rappresentano il melting pot statunitense.  

Locandina dello spettacolo teatrale "The Melting Pot", di Israel Zangwill (1902)
Locandina dello spettacolo teatrale "The Melting Pot", di Israel Zangwill (1902)

Era stato il drammaturgo Israel Zangwill, nel primo decennio del secolo, a regalare grande fortuna a questa espressione, melting pot, per indicare il «calderone» di provenienze miste che componeva da tempo l'America che si affacciava al Novecento, in una pièce teatrale messa in scena a Broadway. L'opera di Zangwill già illustrava le difficili relazioni tra gli immigrati di nuova generazione e le persone Wasp (White Anglo-Saxon Protestant), quelle che cioè avevano origini anglosassoni (ed erano di religione protestante) e ritenevano in massima parte che l'America fosse una loro proprietà, in virtù di una superiorità sui nativi (i «pellerossa»), sugli ex schiavi, liberati ma ancora discriminati, e sui nuovi immigrati, in particolare quelli dall'Irlanda cattolica e dall'Europa orientale e meridionale. Anche gli Stati Uniti, in sostanza, negli anni Venti hanno il loro particolare nazionalismo, che non ha molto da invidiare, nella pratica e nel discorso pubblico, a quelli europei. Tra gli appellativi che si rivolgono con disprezzo agli italiani, ad esempio, c'è il termine wops, che deriva dalla parola «guappo» e dall'acronimo W.O.P., vale a dire Whithout Official Papers. In una parola, «clandestini».  

L'America dei vinti

L'Italia degli anni Venti è un paese giovane che ha avuto un fortissimo tasso di emigrazione: nei decenni precedenti sono partiti a milioni, diretti massicciamente verso le Americhe, da molte regioni: Sacco - originario della provincia di Foggia - e Vanzetti - originario di quella di Cuneo - ben rappresentano questo flusso inarginabile di immigrati che, spesso, portano idee sovversive.  

Famiglia italiana arriva a New York (1905) [fonte: Pinterest, J. Maher Ph]
Famiglia italiana arriva a New York (1905) [fonte: Pinterest, J. Maher Ph]

Costretti dalle loro condizioni socioeconomiche a fare lavori duri e mal pagati, uomini più o meno giovani che non di rado sono emigrati senza famiglie si avvicinano così a ideali rivoluzionari, per avere migliori condizioni di vita e per cambiare il sistema alla radice. Proprio per le loro idee radicali e per le loro origini, è chiaro a tutti che Sacco e Vanzetti hanno ben poche speranze di cavarsela. Gli italiani in molte città statunitensi si sono mobilitati a fianco a persone di colore e ad altri reietti della società statunitense, e non godono delle simpatie di gran parte della popolazione wasp. Ma il caso di Sacco e Vanzetti, per tutto quello che rappresenta, scatena una mobilitazione che oltrepassa l'Atlantico e coinvolge intellettuali e militanti di tutto il mondo, in particolare in Europa. Ovunque, tranne che nell'Italia fascista, si chiede un equo processo e non la farsa che sta evidentemente mettendo alla pubblica gogna due innocenti per la loro provenienza e per le loro idee rivoluzionarie, e non per il presunto omicidio. Il clima in cui si tengono i diversi appelli è allarmante: nel 1924 viene approvato con 323 voti contro 71 l'Immigration Act, che introduce delle «quote» migratorie e che si rivela un'espressione legislativa della xenofobia statunitense: i «nuovi» immigrati europei sono classificati come razzialmente inferiori.

Negli Stati Uniti tra i più strenui difensori del loro diritto a un giusto processo c'è lo scrittore John Dos Passos, il quale dedica ai due italiani un pamphlet (Facing the Chair - Davanti alla sedia elettrica) che si conclude implorando: «Salviamo Sacco e Vanzetti». Nel suo The Big Money, nel 1936, tornerà su questa vicenda mettendo in evidenza come il paese si sia spaccato in due: «Va bene avete vinto voi / [...] hanno costruito la sedia elettrica / hanno assunto il boia per azionare l'interruttore / va bene siamo due nazioni». Perché nonostante il sostegno internazionale non c'è nulla da fare: i due anarchici italiani sono i perfetti capri espiatori per un processo politico che scava un fossato nella società statunitense. E se difenderli è stato un modo per «combattere per la libertà di parola e per un tipo di giustizia che tratt[asse] con lo stesso criterio poveri e ricchi, e gli sporchi stranieri come gli americani puro sangue», come scriverà sempre Dos Passos, questa appassionata presa di posizione non servirà a nulla.

«Gli immigrati odiatori dell'oppressione giacciono tranquilli», commenterà Dos Passos, ma «le vie appartengono alla nazione sconfitta», le strade gonfie di pioggia in cui «noi riempiamo i marciapiedi bagnati a fianco a fianco muti pallidi fissando con gli occhi attraverso le bare». E aggiungeva «noi l'America dei vinti».  

Manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti
Manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti

Il 9 aprile del 1927, dopo sei anni di detenzione e una lunga serie di appelli per la revisione del processo, Sacco e Vanzetti sono condannati alla sedia elettrica, e la notte tra il 22 e il 23 agosto vengono assassinati. Quasi mezzo secolo dopo Joan Baez avrebbe cantato, nella colonna sonora del film di Giuliano Montaldo a loro dedicato scritta da Ennio Morricone, del loro «Crimine di amare i dimenticati» («The crime is loving the forsaken»). «Against us is the law / With its immensity of strength and power [Contro di noi è la legge / con la sua immensa forza e potere] [...] Against us is the power of the gold! / Against us is racial hatred / And the simple fact that we are poor [Contro di noi è il potere del denaro / Contro di noi è l'odio razziale / ed il semplice fatto che siamo poveri]». E pochi mesi più tardi, quando la canzone sarebbe uscita nel suo album From Every Stage, il governatore del Massachussets avrebbe proclamato il 23 agosto «Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti Memorial Day», riconoscendo l'ingiustizia commessa ai danni dei due anarchici italiani.