Finché vi saranno oppressi e oppressori. Che Guevara, Fanon, Cabral e il fil rouge dell’anticolonialismo italiano

Un fil rouge che lega le guerriglie latinoamericane, i movimenti di liberazione africani, l'antifascismo terzomondista e le battaglie per i diritti dei popoli attraversa la storia mondiale del Novecento

di Andrea Mulas - 22 giugno 2020

Amilcar Cabral, 1973
Amilcar Cabral, 1973

Dall'antifascismo all'anticolonialismo. Un impegno militante

La Conferência Internacional de Solidariedade para com os Povos das Colónias Portuguesas che si tenne a Roma dal 27 al 29 giugno 1970 e l'inattesa udienza privata concessa dal pontefice Paolo VI ai leader dei principali movimenti di liberazione dalle colonie portoghesi Agostinho Neto che guidava il Mpla (Movimento Popular de Libertação de Angola), Marcelino dos Santos a capo del Frelimo (Frente de Libertação de Moçambique) e Amílcar Cabral, segretario generale del Paigc (Partido Africano da Independência da Guiné e Cabo Verde), rappresentò l'incisivo epilogo dell'impegno anticolonialista italiano le cui origini possono individuarsi negli anni Cinquanta. Come ha recentemente evidenziato Vincenzo Russo, in quel periodo viene enfatizzato il trait d'union tra la Resistenza e i movimenti di liberazione dal giogo coloniale, e le parole di Joyce Lussu, partigiana e figura di spicco del nostro anticolonialismo, riassumono alla perfezione questa idea di continuità-convergenza-similitudine che molta memorialistica partigiana del movimento anticolonialista italiano avrebbe chiosato, tanto che i guerriglieri dei vari movimenti di liberazione sarebbero stati comunemente chiamati "partigiani" dalla stampa italiana: «avevo girato parecchio e conosciuto rivoluzionari di tutti i continenti, rendendomi conto che la guerra partigiana che avevo combattuto era stato soltanto l'inizio di una lunghissima serie di guerre partigiane altrettanto legittime e necessarie, dato che il nazifascismo era stato solo parzialmente abbattuto e rispuntava dalle sue radici: lo sfruttamento sostenuto dalle armi, il colonialismo, il razzismo».

I dannati della terra, Einaudi, Premio Omegna 1962
I dannati della terra, Einaudi, Premio Omegna 1962

In questa chiave le celebrazioni del 25 aprile diventano un ideale ponte che collega la vittoria sul nazifascismo con le lotte dei popoli del Terzo Mondo contro l'Occidente colonialista. Si comprende quindi la mobilitazione di settori politici, ambienti civili, militanti, gruppi di intellettuali che si impegnano a favore delle battaglie dell'anticolonialismo terzomondista. E' così che alla fine degli anni Cinquanta si sviluppa in Italia una rete clandestina di solidarietà alla causa dell'indipendenza algerina. A Milano, si costituisce un centro informale di sostegno cui fanno parte, tra gli altri, Lelio Basso, Riccardo Bauer, Giangiacomo Feltrinelli, Franco Fortini, Alberto Mondadori, Rossana Rossanda, Renato Guttuso. Quasi contemporaneamente a Lisbona (nel 1950) un gruppo di giovani studenti e poeti di origine africana, fra cui Amílcar Cabral, Mário Pinto de Andrade, Agostinho Neto fondano il Centro de estudios africanos (Cea), il cui obiettivo consisteva nel «raccogliere i sentimenti di appartenenza ad un mondo oppresso e risvegliare la coscienza nazionale attraverso l'analisi dei principi culturali del continente». In Italia, su questo fronte, è particolarmente attivo è anche Giovanni Pirelli, partigiano, curatore delle Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana (1952) e europea (1954). L'intellettuale milanese dall'interno della casa editrice Einaudi promuove una ricca produzione editoriale per diffondere la causa della battaglia algerina, tra cui spicca I dannati della terra con prefazione di Jean-Paul Sartre (1962) che registra un successo mondiale in quanto propone un'ideologia terzomondista ai paesi che stavano nascendo al di fuori dello schema Occidente vs. Oriente. Un attacco sferzante contro l'imperialismo «demone flaccido,simulatore, dall'occhio debole, di una follia rapace e spietata» (lo aveva definito Conrad), i cui «segni della violenza, nessun dolore cancellerà: è la violenza soltanto che può distruggerli. E il colonizzato si guarisce dalla nevrosi coloniale cacciando il colono con le armi», aveva ammonito l'intellettuale francese.

Un «libro esplosivo sulla violenza africana e sul razzismo europeo», aveva titolato "l'Unità" il 24 novembre 1961 all'uscita francese del volume per Maspero. Dopo tre settimane l'anticolonialismo militante italiano per sostenere il Fronte di liberazione nazionale (Fln) organizza la conferenza stampa di Sartre a palazzo Brancaccio a Roma dall'emblematico titolo "Democrazia francese e problema algerino"; una sala gremita da più di mille persone: all'incontro presieduto da Ferruccio Parri intervengono Lucio Mario Luzzatto e Arrigo Boldrini (vicepresidenti della Camera dei deputati) e Tayeb Boulahrouf (ambasciatore clandestino a Roma del Fln) e Sartre sferza un duro attacco contro la politica francese in Algeria ed in particolare De Gaulle, che «copre i fascisti». Parri legge il messaggio di solidarietà e sostegno che contiene le firme - tra gli altri - di Bobbio, Capitini, Guttuso, Pirelli, Ernesto Rossi, Carlo Levi, Vittorio Sereni, «a tutti i francesi di ogni condizione che si oppongono con tenacia e coraggio al più brutale colonialismo [...]. Essi lottando per l'indipendenza dell'Algeria lottano contro il fascismo». Secondo Pirelli era «proprio la guerra d'Algeria a fornire lo snodo di passaggio capace di traghettare l'idea di Resistenza dalla lotta armata contro il nazifascismo ai movimenti di liberazione dei paesi coloniali», ammonendo con lungimirante visione che la «Resistenza non è affatto finita con la disfatta del fascismo. E' continuata e continua contro tutto ciò che sopravvive di quella mentalità, di quei metodi; contro qualsiasi sistema che dà a pochi il potere di decidere per tutti. Continua nella lotta dei popoli soggetti al colonialismo, all'imperialismo, per la loro effettiva indipendenza. Continua nella lotta contro il razzismo». Lontano dalla retorica che ammantava le celebrazioni della Liberazione, nel 1965 cura "Arrendersi o perire" LP dei Dischi del Sole, opera insuperata che raccoglie ben 140 tracce e 4 canzoni cui collaborano (solo per citarne alcuni) Parri, Basso, Longo, Revelli, Pertini, Secchia, Boldrini, con lo scopo di proporre ai nuovi compagni «qualcosa che riportasse il duro senso, l'aspro sapore di una guerra che fu anche guerra civile, di una lotta che fu anche lotta di classe; da rivivere al presente, perché sempre presente, finché vi saranno oppressi e oppressori, è la necessità di insorgere» . 

Copertina LP Arrendersi o perire
Copertina LP Arrendersi o perire

Il Premio Letterario "Della Resistenza" Città di Omegna

In questo contesto assume particolare rilevanza l'assegnazione nel 1962 del Premio Letterario "Della Resistenza" Città di Omegna a Frantz Fanon per I dannati della terra. Avevano preceduto il rivoluzionario antillano - prematuramente scomparso l'anno precedente - Henri Alleg nel 1959 per La question,prima importante denuncia della tortura praticata dalla forze armate francesi nella repressione della guerriglia algerina, Jean-Paul Sartre nel 1960 per l'intera opera, e l'anno successivo Gunther Anders per l'opera Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki. Il Premio rappresentava un appuntamento alto della cultura italiana e internazionale. Nel 1962, per la giuria guidata da Guido Piovene, l'opera di Fanon rappresentava un'ulteriore occasione per diffondere le istanze della battaglia anticolonialista e annodarla all'impegno militante di parte della cultura italiana in chiave antifascista, come si evince dalle motivazioni di assegnazione del Premio: «I suoi obiettivi polemici non sono soltanto il colonialismo tradizionale, ma anche le tendenze neocolonialiste con le quali il neocapitalismo occidentale cerca di prolungare il proprio dominio. E' proprio questo il vero avversario che ci troviamo oggi davanti in un'Italia in cui le tendenze più retrive paiono respinte in seconda fila, ma la coscienza di tutti, specialmente degli intellettuali, è chiamata ad individuare le nuove maschere della reazione e i nuovi terreni di lotta». Significativo in questo senso appare il fatto che il pubblico abbia intonato le parole del canto "Bella ciao" al termine della premiazione.

Nella seconda metà degli anni Sessanta anche la cinematografia scopre, non poco suggestionata dalla guerra del Vietnam, il problema del Terzo Mondo e delle lotte coloniali. E' il caso del film "La battaglia di Algeri" (1966) nel quale Gillo Pontecorvo esalta la volontà di indipendenza del popolo algerino, o dei "Dannati della terra" (1969) di Valentino Orsini, vera e propria apologia della lotta di liberazione del popolo africano, definito dal critico cinematografico Mino Argentieri sulle pagine di "Rinascita"«film-saggio, manifesto tamburante, autobiografia politico-morale di una generazione di intellettuali di estrema sinistra cresciuta durante la Resistenza e nel dopoguerra». Senza dimenticare il successo che aveva registrato durante la presentazione ufficiale alla IV Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, nel giugno 1968, la presentazione del film dei registi argentini Fernando Solanas e Octavio Getino "Las horas de los hornos" ("L'ora dei forni", sottotitolato "Notas y testimonios sobre el neocolonialismo, la violencia y la liberación"), un "film-faro" del terzomondismo cinematografico dedicato a Che Guevara pensando a Fanon, il cui titolo riprendeva la frase del rivoluzionario cubano José Martí riportata come dedica nell'indimenticabile "Messaggio alla Tricontinentale" di Che Guevara (reso pubblico solo il 17 aprile 1967) che recita: «Es la hora de los hornos y no se ha de ver más que la luz», nel quale fa anche riferimento proprio alle lotte d'indipendenza dalle colonie portoghesi della Guinea, Mozambico e Angola.

Locandina del film I dannati della terra di Valerio Orsini
Locandina del film I dannati della terra di Valerio Orsini

Aspetti dell'effervescente attenzione editoriale anticolonialista

Un fil rouge lega le guerriglie rivoluzionarie latinoamericane, i movimenti di liberazione africani, l'antifascismo terzomondista e le battaglie per i diritti dei popoli. Scorriamo velocemente alcuni eventi. Nel 1959 Fanon, definito dal leader algerino Hocine Aït-Ahmed il «fondamentalista dei diritti dell'uomo», al margine del "Secondo Congresso degli scrittori e artisti neri" organizzato a Roma (26 marzo - 1 aprile) dalla nota rivista francese "Présence Africaine" al quale partecipano i più importanti scrittori africani (Aimé Césaire, Mongo Beti, Cheik Anta Dipo, René Piquion, David Diop, Paul Niger e altri) incontra clandestinamente i leader dell'indipendentismo angolano in lotta contro il colonialismo portoghese. Nel dicembre 1962, su invito del presidente senegalese Léopold Sédar Senghor, come ha ricostruito lo storico Giancarlo Monina, il senatore Basso partecipa a Dakar al "Colloquio sullo sviluppo economico e sulla via africana al socialismo", che rappresenta l'occasione di un primo abbozzo di un tema, il "diritto dei popoli", che avrebbe inciso nel dibattito internazionale degli anni a venire. Il mese successivo Pirelli fonda a Milano il Centro di documentazione Frantz Fanon, che si afferma in breve come punto di riferimento per la conoscenza dei movimenti di liberazione in Asia, Africa e America latina e Einaudi pubblica il volume da lui prefatto, Sociologia della rivoluzione algerina. Si trattava della traduzione dell'opera di Fanon, L'An V de la Révolution algerienne le cui copie erano state sequestrate dalla polizia francese appena pubblicate nel 1959 dall'editore Maspero, all'interno della nuova collana "Cahiers libre" dedicata al terzomondismo, che negli anni seguenti avrebbe accolto testi di Paul Nizan (Aden Arabie), Pietro Nenni (La guerra d'Espagne), Régis Debray (Révolution dans la révolution), Bertrand Russell (Nuremberg pour le Vietnam!) e tanti altri, oltre ovviamente a Les damnés de la terre.

A marzo, pochi giorni dopo la nomina a senatore a vita, Ferruccio Parri firma il primo editoriale del giornale politico "L'Astrolabio. Problemi della vita italiana", che «sarà antifascista, sarà anticlericale, sarà antinazionalista o antimilitarista, sarà anticolonialista», che a partire dal numero di luglio inizia ad occuparsi dei movimenti anticolonialisti fino a dedicare uno speciale nel giugno 1970 (a seguito della conferenza internazionale romana) dal titolo Tre popoli in guerra che contiene lo scritto di Cabral "Dal fucile alla nuova società".

Nel dicembre 1964 Che Guevara rilascia un'intervista a Josie Fanon, vedova dell'intellettuale rivoluzionario, per la rivista "Révolution Africaine" nella quale spiega l'obiettivo del suo imminente viaggio africano, nel corso del quale avrebbe avuto un colloquio a gennaio con il leader del Paigc Amílcar Cabral a Conakry e con Agostinho Neto per offrire solidarietà al nascente movimento rivoluzionario. Pochi mesi dopo infatti Che Guevara sarebbe volato in Congo in quanto lo riteneva uno dei «più importanti campi di battaglia contro tutte le forme di sfruttamento esistenti al mondo - contro l'imperialismo, il colonialismo e il neocolonialismo». E i primi di gennaio del 1966, mentre il rivoluzionario argentino incontra in Guinea il presidente Sékou Touré, Cabral insieme a una delegazione del partito prende parte alla conferenza dell'Avana promossa dall'Organizzazione di Solidarietà dei Popoli di Asia, Africa e America Latina (nota come Tricontinentale), dove pronuncia lo storico discorso Fundamentos e objectivos da libertação nacional em relação com a estrutura social nel quale fa riferimento anche alla lotta di liberazione nazionale in Vietnam, invocata come bandiera nel citato messaggio del Comandante Guevara:

«L'America, il continente dimenticato dalle ultime lotte di liberazione, che comincia ora a farsi sentire, attraverso la tricontinentale, con la voce della avanguardia dei suoi popoli, che è la rivoluzione cubana, avrà un compito molto più grande: la creazione del secondo o terzo Vietnam, o del secondo e terzo Vietnam del mondo».  

Tricontinentale, L'Avana 1966
Tricontinentale, L'Avana 1966

Pochi mesi, a novembre, su impulso del premio Nobel Bertrand Russell viene presentato a Londra l'International war crimes tribunal (noto come Tribunale Russell) per giudicare i crimini commessi in Vietnam dagli Stati Uniti. Si tratta di un tribunale d'opinione, nato come risposta alla mobilitazione internazionale, presieduto, oltre che dallo stesso Russell, da Jean-Paul Sartre e Vladimir Dedijer; tra i membri della giuria compaiono Wolfgang Abendroth, Günter Anders, Lelio Basso, Simone de Beauvoir, Laurent Schwartz e altri. Lelio Basso in veste di giudice relatore si reca in Vietnam dove incontra il primo ministro Pham Van Dong e Ho Chi Min, e al termine delle due sessioni (Stoccolma e Copenaghen) presenta il rapporto conclusivo denunciando «il volontario sterminio di vittime accidentali [...] appartenenti a un gruppo di carattere nazionale, razziale, etnico o religioso». Rientrato a Milano costituisce il Comitato Vietnam.

Tribunale Russell, Stoccolma 1967
Tribunale Russell, Stoccolma 1967

Torniamo all'Avana. Alla Tricontinentale assiste anche Lucio Luzzatto che di ritorno da Cuba scrive un dettagliato e appassionato resoconto pubblicato insieme alla Dichiarazione generale e alle Risoluzioni su "Problemi del socialismo", rivista fondata e diretta dal 1958 dal compagno di partito Basso. L'attivissimo senatore all'inizio del 1964 aveva fondato anche il periodico bimestrale in doppia edizione francese/inglese "Revue internationale du socialisme-International Socialist Journal", che sin dal primo numero di gennaio-febbraio aveva dato risalto al dibattito anticolonialista ospitando il saggio del socialista francese Emile R. Braundi Neocolonialism and the class struggle e il contributo di Claude Estier Algeria: towards the decisive choice. Il numero di agosto conteneva il saggio di Cabral La lutte en Guinée, la cui notevole rilevanza teorico-politica fu subito oggetto di riflessioni in vari ambienti della sinistra europea e latinoamericana. Lo scritto rappresentava una rielaborazione dell'intervento Brève analyse de la structure sociale en Guinée "portugaise" che il leader guinense - reduce dal primo congresso del Paigc - aveva tenuto i primi di maggio a Treviglio, in provincia di Bergamo, nel corso dell'importante seminario di studi internazionale sui "Temi generali della lotta di emancipazione delle classi sfruttate nei paesi sottosviluppati dominati dall'imperialismo" organizzato dal Centro di documentazione Frantz Fanon, durante il quale si incrociarono le strade di Pirelli e Cabral, i cui rapporti da questo momento diverranno sempre più solidi. Tornato nella sua Conakry scrive all'intellettuale milanese:

«Caro amico, ecco che mi perdo in me stesso e, ne sono sicuro, il vostro rigore di militante si stupisce alla ricerca del Signor il "responsabile" del grande compito collettivo rappresentato dalla lotta di liberazione nazionale di un popolo. Eccomi. Ma prima di tornare in me, in voi e in tutti i compagni - prima che vi identifichiate in me - ma io non resisto a questa domanda che è certezza: un vero compito collettivo non è quello dell'individuo - essere - cosciente? O detto in altro modo: la contraddizione tra l'individuale e il collettivo è necessariamente conflittuale? Basta con le pretese, e alla lotta!»

La pubblicazione in Italia dell'intervento del leader africano avverrà solo nel 1971 grazie alla traduzione di Mario Albano, fondatore insieme a Joyce Lussu dell'Associazione per i rapporti con i movimenti africani di liberazione (Armal). Nello stesso anno nel numero di marzo della rivista "I Problemi di Ulisse" viene pubblicato il saggio di Basso Dalla decolonizzazione al neocolonialismo e esce per Mondadori il libro del brasiliano Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi (tradotto e curato da Linda Bimbi), manifesto contro ogni forma di dominazione. Il pedagogista all'indomani della dichiarazione d'indipendenza del 1973 viene invitato dal neo-presidente Luis Severino Cabral (fratello dell'assassinato Amílcar) in Guinea e Capo Verde per dirigere la prima campagna di alfabetizzazione del paese. Tra le energie che si mobilitano al fianco delle lotte di liberazione africane troviamo la fotografa Bruna Polimeni che segue sia la Conferenza di solidarietà con i popoli delle colonie portoghesi di Khartum di gennaio 1969 che quella di Roma di giugno 1970 e lo storico inglese Basil Davidson, la cui esperienza in Guinea a stretto contatto con Amílcar Cabral, descritta nel volume La liberazione della Guinea. Aspetti di una rivoluzione africana (Einaudi 1970), iniziò in un giorno drammaticamente memorabile per tutti i rivoluzionari, il 9 ottobre 1967. Il fulcro delle lotte d'indipendenza si sposterà proprio sull'altra sponda dell'Atlantico anche a causa della scomparsa di Che Guevara e dell'affievolirsi dell'incidenza della Rivoluzione cubana sulle guerriglie latinoamericane.