È morto il compagno Tito

Quarant'anni fa moriva Josip Broz, stratega e protagonista indiscusso della lotta partigiana, ritagliò una collocazione fuori dai due blocchi  per la Jugoslavia socialista di cui era stato l'artefice. Il paese che Tito, non senza contraddizioni, aveva contribuito a far nascere si sarebbe disgregato a un decennio dalla sua morte.

di Eric Gobetti - 4 maggio 2020

"Umro je drug Tito", "è morto il compagno Tito". Così annuncia la scomparsa del leader jugoslavo l'annunciatore della Tv nazionale nel pomeriggio del 4 maggio 1980. La notizia viene trasmessa ad arte all'ora di punta, e nel corso di un'importante partita di campionato: Hajduk Spalato contro Stella Rossa Belgrado, le due formazioni più rappresentative di Croazia e Serbia. La scena dei giocatori e dei tifosi sugli spalti in lacrime, in una sorta di isteria collettiva, è forse la più emblematica di quell'evento storico.

La salma viene poi nei giorni successivi trasferita in treno da Lubiana - dove Tito è morto in ospedale - a Belgrado, per essere tumulata nella Casa dei Fiori, un mausoleo appositamente costruito negli anni precedenti, dove si trova tutt'ora. Durante il tragitto, che attraversa le principali città jugoslave, centinaia di migliaia di persone si assiepano per dare un ultimo saluto al Maresciallo. Il funerale, celebrato a Belgrado l'8 maggio, è la cerimonia funebre del Novecento con la maggiore partecipazione di leader politici e capi di stato: 4 re, 31 presidenti, inviati ufficiali provenienti da 128 paesi.  

Incontro tra Tito e Churchill nel 1953
Incontro tra Tito e Churchill nel 1953

Un leader politico multiforme

Ma cosa è successo? Qual è il significato profondo di tutto ciò? Chi è l'uomo scomparso quel giorno di maggio? Il dittatore autocratico, a cui, come spesso succede, il popolino tributa onori fatui? O il grande statista che ha affascinato politici del calibro di Churchill e Kennedy, ma capace di ammaliare anche star internazionali come Orson Welles e Sofia Loren?

Nell'immaginario comune Tito incarna tutti questi personaggi, come una Idra dalle innumerevoli teste: è al tempo stesso mostro ed eroe, leader carismatico e spietato autocrate, artefice del sogno jugoslavo e capro espiatorio del suo fallimento.

In effetti Tito è una figura contraddittoria, ambigua, sia da un punto di vista umano che storico. Soprattutto è un personaggio del suo tempo, che ha senz'altro contribuito a forgiare. Umanamente, l'ex apprendista operaio Josip Broz ha espresso limiti notevoli, come notevoli qualità. Appassionato di caccia come molti uomini illustri della sua epoca, affascinato dalle divise, dalle onorificenze, dal lusso, il dirigente comunista appariva ben poco "proletario" all'apice della carriera. D'altra parte che dire del suo incredibile carisma, della sua capacità di affascinare individui così diversi (dalla regina d'Inghilterra al più povero dei contadini bosniaci) conversando in più lingue (tedesco, russo, serbo-croato e un po' di inglese e francese) e trovandosi sempre a suo agio in ogni contesto?  

Tito e Ivan Ribar nel 1943, quando le truppe partigiane hanno appena respinto la quinta offensiva nazista di annientamento della resistenza jugoslava
Tito e Ivan Ribar nel 1943, quando le truppe partigiane hanno appena respinto la quinta offensiva nazista di annientamento della resistenza jugoslava

Protagonista del Novecento

Ma quel che più conta è la capacità di Tito di influire sugli eventi storici del Novecento. In questo senso il giudizio su di lui non può prescindere dall'importanza dei risultati politici ottenuti. E su tutti svetta, naturalmente, la creazione della Jugoslavia socialista e federale, uno Stato che, in quanto tale, quasi coincide con i suoi anni al potere. Costituita alla fine della seconda guerra mondiale (ufficialmente in piena lotta partigiana, il 29 novembre 1943), la federazione jugoslava scompare con la dichiarazione d'indipendenza di Slovenia e Croazia nel giugno del 1991, undici anni dopo la morte del suo fondatore. In gran parte dunque la cosiddetta "seconda Jugoslavia" (per distinguerla da quella monarchica costituita fra le due guerre) è il risultato degli sforzi e della volontà politica di Tito, suo leader indiscusso fino alla morte.  

Tito incontra il leader vietnamita Ho Chi Minh
Tito incontra il leader vietnamita Ho Chi Minh

Dentro la Jugoslavia

Non c'è il tempo naturalmente qui per analizzare tutta la vicenda storica di quel paese, ma vale la pena tratteggiare a brevi linee due aspetti, uno di politica estera e uno di politica interna, che sono significativamente condizionati da decisioni assunte in prima persona da Tito.

Lo spazio jugoslavo in epoca contemporanea è sempre stato caratterizzato dalla dialettica tra le spinte centrifughe, volte alla creazione di stati nazionali separati, e la volontà di unificare il territorio in un solo paese. Non c'è dubbio che Tito abbia ricostituito uno stato unitario alla fine della seconda guerra mondiale assecondando una spinta jugoslavista fortemente presente nella società. La Jugoslavia non è stata imposta con la forza a una popolazione che non l'avrebbe voluta, secondo uno stereotipo molto diffuso, ma al contrario era allora un progetto politico che godeva di ampio consenso, tra l'altro anche a causa dei terribili massacri commessi dalle forze nazionaliste nel corso del conflitto. Tito poi ha adottato un modello di stato federale ricalcato su quello sovietico (l'unione delle repubbliche) ma anche ispirato all'esperienza dell'Impero asburgico in cui era cresciuto, esempio di stato multietnico e rispettoso delle diverse appartenenze culturali. La progressiva federalizzazione del paese era certamente orientata a conservare l'integrità del paese, concedendo maggiore autonomia alle repubbliche, sulla base delle diverse appartenenze nazionali. Tuttavia l'impianto federale radicale ha favorito più che impedire la disgregazione del paese: l'ultima costituzione, quella del 1974, prevedeva tra l'altro anche la possibilità della secessione delle singole repubbliche. Dunque, per sfatare un ulteriore stereotipo, la Jugoslavia non è rimasta unita tanti anni grazie al pugno di ferro e alla centralizzazione forzata voluta da Tito (che avrebbe "negato" le identità nazionali costringendo popoli tanto diversi a convivere), ma per il sostanziale consenso della popolazione, che in maggioranza si riconosceva anche, se non solamente, nell'identità "sovranazionale" jugoslava.  

Fidel Castro e Tito
Fidel Castro e Tito

Oltre la Jugoslavia

In politica estera le scelte di Tito sono state ancora più rischiose e originali. Nel 1948, in un contesto internazionale già estremamente polarizzato, la Jugoslavia fu il primo paese del blocco socialista a cercare di svincolarsi dall'asfissiante dominio sovietico. Se ci riuscì (al contrario di Ungheria e Cecoslovacchia nei due decenni successivi), ciò fu dovuto allo straordinario consenso che Tito godeva nel paese e, naturalmente, all'appoggio economico e diplomatico americano. Il controllo del paese fu reso possibile anche dalla spietata repressione che colpì i dirigenti del partito meno allineati, repressione che, seppur limitata nel tempo e nel numero, rappresenta sicuramente la pagina più buia della storia della Jugoslavia socialista. La costituzione, a partire dagli anni Sessanta, del sistema dei Paesi non Allineati fu il risultato di una brillante intuizione e della capacità da parte di Tito di intercettare la volontà di alcuni stati deboli ma in crescita (tra cui India, Egitto, Indonesia) di svincolarsi dal rigido sistema dei Blocchi contrapposti. Esso rappresentò anche la conferma dell'importanza strategica della Jugoslavia come paese "mediano" fra i due sistemi politici e ideologici in conflitto.  

L'omaggio di Pertini

Nel 1983 Sandro Pertini, con la voce spezzata dall'emozione, ricordava Tito, a tre anni dalla scomparsa, come uno dei "più cari compagni incontrati sul mio cammino". Per questa e per altre dichiarazioni analoghe, Pertini viene oggi da più parti ostracizzato, come se avesse subito un abbaglio, la fascinazione di un essere spregevole. Ma come avrebbe potuto esprimersi altrimenti, il nostro presidente socialista e partigiano, allora? Con Tito aveva condiviso la lotta antifascista, di cui il leader jugoslavo era stato uno dei, se non forse il principale, protagonisti europei. A lui riconosceva lo sforzo di costituire una società socialista alternativa a quella sovietica e l'impegno per conservare la pace mondiale nel contesto di tensione della guerra fredda, anche attraverso quel "terzo polo" capeggiato dalla Jugoslavia.

Francobollo jugoslavo emesso nel 1992: mentre la disgregazione della federazione è già in atto, celebrare l'anniversario del Titanic si rivela un sinistro presagio
Francobollo jugoslavo emesso nel 1992: mentre la disgregazione della federazione è già in atto, celebrare l'anniversario del Titanic si rivela un sinistro presagio

Presagi

Si dice che una volta Tito abbia dichiarato che dopo di lui la Jugoslavia sarebbe crollata. Può essere. Ma la Jugoslavia non è stato un progetto assurdo realizzato solo grazie al genio (o alla spietata crudeltà, a seconda dei punti di vista) del suo leader. Né si è dissolta a causa della sua scomparsa. Tito stesso d'altronde non è stato un uomo straordinario. Con i suoi strumenti e le sue debolezze, coi suoi errori e alcune astuzie, è riuscito a creare un paese forte e stabile, regalando ai popoli jugoslavi quarant'anni di pace e di benessere. Come qualunque conquista, anche questa ha comportato un prezzo: la violenta repressione alla fine della guerra contro nazionalisti e collaborazionisti; l'epurazione all'interno del partito dopo il 1948; un autoritarismo che ha impedito ogni forma di opposizione politica anche negli anni successivi. Quando il paese è entrato in crisi, per ragioni contingenti (la caduta del muro di Berlino, la fine del ruolo intermedio giocato dalla Jugoslavia, la crisi economica conseguente alla fine del flusso di finanziamenti statunitensi), nel corso degli anni Ottanta, questi elementi hanno giocato un ruolo rilevante anche nella disgregazione della Jugoslavia. Forse a questo pensava Tito, preventivandone la scomparsa.