Chi attacca i partigiani minaccia la Repubblica

24.10.2020

Le ripetute minacce e le provocazioni dell'estrema destra nei confronti della memoria partigiana e della Resistenza devono diventare l'occasione per dimostrare una volta di più che la Repubblica ha nell'antifascismo la propria stella polare. 

di Eric Gobetti - 24 ottobre 2020

In questi giorni il gruppo giovanile torinese di Fratelli d'Italia, Aliud, ha lanciato nuovi attacchi all'ANPI cittadina. Allo stesso tempo sono arrivate nuove misure repressive contro gli studenti universitari che lo scorso 13 febbraio si sono scontrati con il gruppo giovanile universitario di estrema destra (Fuan) che cercava di impedire una conferenza su fascismo, colonialismo e foibe. Aliud poi è la stessa organizzazione che si era distinta nel febbraio scorso per le minacce al sottoscritto, un tentativo di censura del mestiere dello storico che ha convinto un gruppo di colleghi a dare vita a questo sito.

Tutto ciò fa parte di una più vasta offensiva a livello nazionale contro l'Anpi, contro chi si riconosce nella memoria partigiana e contro chiunque professi ideali antifascisti. Un'offensiva portata avanti da larghi settori della politica nazionale, e colpevolmente consentita da amministratori pubblici e forze dell'ordine.

A quanto pare è necessario ancora una volta ribadire che qui non siamo di fronte a uno scontro fra opposti estremismi. A meno che non pensiamo di essere ancora nella seconda guerra mondiale, durante la guerra civile che ha insanguinato il nostro paese fra il 1943 e il 1945. Perché quella guerra civile è finita ed è stata vinta dai partigiani (naturalmente con l'apporto fondamentale degli Alleati), che hanno liberato l'Italia dal fascismo. L'Anpi è una delle associazioni nate per preservare la memoria e gli ideali di quella lotta antifascista: i valori della Costituzione, che dunque la Repubblica italiana, democratica e antifascista, dovrebbe costantemente difendere.

Guardando al passato, il problema non è mai stato il fascismo in sé. Il problema sorge, storicamente, quando il fascismo viene legittimato dallo Stato. I fascisti non sarebbero mai andati al potere, in Italia come in Germania, come in molti altri paesi, senza l'appoggio e la connivenza delle istituzioni statali. Per questo dobbiamo ribadire che le sezioni dell'Anpi, che rappresentano i valori su cui si fonda la Repubblica italiana, devono essere difese dalle istituzioni repubblicane ogni volta che subiscono un'aggressione fascista. La Repubblica deve assumersi il compito di proteggere i valori antifascisti e chi li professa. Nel corso di una manifestazione che contrappone fascisti e antifascisti, sarebbe dovere della polizia, in quanto forza al servizio della Repubblica, schierarsi in difesa degli antifascisti, impedendo ai fascisti di mettere in discussione la nostra democrazia. Così come la libertà di raccontare la storia del fascismo, della guerra o di qualunque altro fenomeno storico deve essere sempre difesa dalle istituzioni.

Perché questo è (ancora) uno stato democratico e la sua Costituzione è stata scritta da una larghissima rappresentanza di politici e intellettuali, tutti, rigorosamente, antifascisti. Ci sono addirittura non una ma una serie di leggi, l'ultima del 1993, che criminalizzano il fascismo. Per essere chiari, secondo il testo della legge più recente è un reato la "partecipazione" o "l'assistenza" a "ogni organizzazione, associazione, movimento, gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Secondo la legge dunque "il solo fatto" di far parte di uno di questi gruppi della destra identitaria, razzista e neofascista dovrebbe portare alla "reclusione da uno a sei anni".

Ora, se non si vuole perseguire legalmente i neofascisti (e io sono fra quelli che ritengono inutile e controproducente reprimere le idee anziché combatterle sul piano culturale), è però necessario ribadire con forza che quelle idee devono restare fuori dal consesso politico e ovviamente dall'arco istituzionale. Per intenderci: i fascisti possono parlare liberamente (grazie al sacrificio di migliaia di partigiani, per inciso), ma non deve essere loro consentito dettare l'agenda politica, decidere chi deve parlare e di cosa, impedire manifestazioni o conferenze, imporre l'intitolazione di vie o piazze, creare monumenti, imbrattare con l'ideologia fascista lo spazio pubblico, come è stato fatto, recentemente, con le pietre d'inciampo in memoria della Shoah, sempre a Torino.

L'Anpi è e deve restare parte fondante della Repubblica, i fascisti no.  


La Redazione di LST invita i lettori torinesi del sito a sostenere e a partecipare - nel rispetto del distanziamento fisico - alla mobilitazione antifascista che si tiene oggi, 24 ottobre 2020, in occasione di un convegno in città dell'estrema destra identitaria e razzista.