Bella come un romanzo. La Resistenza italiana raccontata da Caroline Moorehead

04.12.2020

"La casa in montagna" è un'occasione preziosa per tornare alle pagine della Resistenza con uno sguardo inedito e coinvolgente, attento a ciò su cui spesso la narrazione italiana soprassiede. Prime tra tutte, le donne.

di Martina Merletti - 4 dicembre 2020

Combattenti partigiane
Combattenti partigiane

Sarà capitato a tanti, trovandosi ad ascoltare distrattamente una storia ripetuta molte volte, di drizzare le orecchie quando a raccontarla era qualcuno di insolito, portatore di nuovi punti di vista. Così, molti potrebbero aver sentito parlare del massacro delle sorelle torinesi Vera e Libera Arduino per mano fascista, ma non per altrettanti la storia è iniziata così:

La sera del 12 marzo 1945, poco dopo l'ora di cena, qualcuno bussò alla porta di una modesta abitazione del Quartiere Regio Parco alla periferia nord di Torino, dove abitavano molti operai della grande industria cittadina. Teresa Arduino stava stendendo i panni sul balcone insieme alla figlia più piccola, la tredicenne Bruna; Antonio, di sei anni, era a letto.

Con queste parole si apre La casa in montagna. Storia di quattro partigiane, firmato dalla giornalista britannica Caroline Moorehead ed edito in Italia, nella traduzione di Banca Bertola e Giuliana Olivero, da Bollati Boringhieri.

Con "quattro partigiane"- in originale The Women Who Liberated Italy from Fascism - il sottotitolo fa riferimento ad Ada Gobetti Marchesini, Bianca Guidetti Serra, Silvia Pons e Frida Malan, da subito filo portante della narrazione. Tuttavia il saggio non è una monografia dedicata al tema della Resistenza femminile nel Nord Italia, né la storia di una sparuta rappresentanza di partigiane a fronte delle 35.000 riconosciute, bensì una trattazione che della Resistenza racconta l'intero spettro: dalle condizioni che ne determinarono la nascita fino all'amara conclusione, senza trascurare molti tratti spesso marginalizzati, primo tra tutti il ruolo delle donne - ma anche dei combattenti non italiani - in tutte le fasi e a tutti i livelli, da quello intellettuale a quello armato, passando per l'organizzativo e l'ausiliario.

La negazione del contributo femminile in particolare inizia a partire dal giorno della Liberazione e a opera degli stessi partigiani, primi fra tutti i comunisti, con la cosiddetta "normalizzazione". Dunque, raccontarla tutta, la Resistenza, è un'operazione che ha il merito, all'estero, di far emergere un aspetto della guerra a lungo taciuto dagli Alleati e, in Italia, di aprire veri e propri squarci narrativi, di rivoluzionare il modo in cui negli ultimi settant'anni il paese si è raccontato a sé stesso.

Uno dei pochissimi gruppi di staffette alle sfilate del 6 maggio, a Torino
Uno dei pochissimi gruppi di staffette alle sfilate del 6 maggio, a Torino

Attraverso occhi appassionati e meticolosi, guardando da un po' più lontano, Moorehead riesce a restituire la realtà a un popolo che ogni tanto non solo sembra perderla di vista, ma fatica a metterne a fuoco tutti i profili. Quanti ricordano, ad esempio, che le prime a cadere vittime del regime fascista, oltre ai dissidenti, furono le donne, che "non potevano possedere né decidere nulla"?

"Anno dopo anno, le italiane furono costrette ad assistere impotenti alla propria esclusione dalle cattedre di letteratura e filosofia, dalle presidenze scolastiche e dai principali impieghi statali. Se volevano andare all'università, dovevano pagare una rata doppia. Il codice penale del 1930 legittimò il delitto d'onore nei confronti della moglie, della figlia o della sorella".

E ancora, per quanto riguarda le condizioni dell'Italia nell'estate del '43: "Ovunque la gente pativa la fame; nel Sud, il popolo ne moriva. [...] Fin dall'inizio della guerra, l'Italia riforniva la Germania di riso, tabacco, formaggi, frutta e verdura. Caffè e tè erano finiti e sul mercato nero la pasta e la farina costavano dieci volte di più che nel 1940. In mancanza di chinino, la malaria mieteva nuove vittime. Il sapone scarseggiava, e la scabbia colpiva scuole e villaggi".

Una giovane partigiana incontra il nemico
Una giovane partigiana incontra il nemico

A più riprese, scorrendo queste pagine, la lettrice e il lettore avranno la sensazione di avere tra le mani un libro che parla di loro, e lo fa così bene da restituire più verità di quanto loro stessi sarebbero riusciti a dire. Il risultato è commovente, perché quando a raccontarti la storia dei luoghi in cui sei cresciuto e hai letto sui libri di storia è qualcuno nato e cresciuto altrove, accade che ti passi la meraviglia dell'inedito e che, attraverso il suo sguardo, riesca a vedere ciò che non avevi mai visto.

Questo merito è forse da attribuire, almeno in parte, alla tradizione divulgativa anglosassone, priva di quell'accademica rigidità che sovente impedisce di trasformare la storia in materia pulsante. La ricostruzione dell'omicidio delle sorelle Arduino contenuta nella prefazione, ad esempio, ha una resa emotiva rara e difficile da dimenticare. Allo stesso modo il talento cinematografico di Moorehead restituisce il tacchettio nella sale di Palazzo Venezia e l'odore di fieno congelato in montagna.

Ada Prospero Gobetti Marchesini e Benedetto Croce
Ada Prospero Gobetti Marchesini e Benedetto Croce

L'autrice fa, in questo senso, un uso sapiente anche dei diari, appoggiandovisi per ricostruire e conferire tridimensionalità attraverso i dettagli. Parlando di Mussolini non risparmia di annotare: "videro entrare una figura sovrappeso, lenta, ingrigita, con il viso rattrappito e in preda a forti dolori provocati da un'ulcera duodenale". O ancora, sempre a proposito dell'estate del '43: "In seguito i cittadini avrebbero ricordato il divampare delle fiamme e le esplosioni, poi le grida, gli spintoni e la gente che si calpestava per mettersi in salvo; e, in inverno, la neve macchiata di sangue".

In questa trama tipicamente narrativa, Moorehead riesce a inserire tutto, a volte fin troppo, facendo emergere un quadro intriso del potere che ha la realtà quando torna in vita. Rendere umano chi umano è stato, e che la narrazione storica tradizionale rischia di rendere bidimensionale e arido, non è impresa da poco. Le protagoniste e i protagonisti di questo libro - Ada Gobetti, Leone Ginzburg, Emanuele Artom, Silvia Pons, Lisetta Giua e molte e moltissimi altri - rivivono in queste pagine e fanno piangere come solo la migliore letteratura è capace di fare.

Un gruppo di giovani staffette
Un gruppo di giovani staffette

È forse proprio per privilegiare la scorrevolezza del testo che a tratti l'apparato di note risulterà leggero per le lettrici e i lettori più minuziosi, in cerca di riferimenti di pagina puntuali e annotazioni continue. Il volume, infine, è un cartonato di ottima qualità e il testo è ricco di materiale iconografico, fattori che forse hanno contribuito a determinare un prezzo non fra i più accessibili, ma che si spera non scoraggi eventuali letture scolastiche.

Questo perché più che una monografia sul femminile La casa in montagna rappresenta un felice esempio, e dunque un auspicio, di come dovrebbe essere trattata la Resistenza italiana che, come ricorda la stessa Moorehead, non ha eguali per numeri e risultati. E chissà che in un momento di inquietanti riabilitazioni questo tipo di narrazione, distesa e priva di retorica, non sia arrivato al momento giusto, nel posto giusto.