Stereotipi

Nulla è più rassicurante dei luoghi comuni quando ci permettono di trovare risposte prima ancora di formulare domande. Al furore di chi, a priori, scheda, classifica e semplifica opponiamo la forza della complessità e della ricerca storica.

Picture of the author

Vive la Commune! Ribellarsi senza capi

Giorgio Nieloud
Giorgio Nieloud
,
A 150 anni dalla nascita del “primo governo operaio”, è ancora tempo di riflettere su un evento che tanto ha affascinato l’immaginario e che ancora si presta a interpretazioni diverse.
Picture of the author

Fiume ribelle? Un’altra storia, un altro mito

Marco Meotto
Marco Meotto
,
Esiste un'altra immagine dei sedici mesi di occupazione dannunziana della città del Quarnaro, quella dell'esperimento sociale artistico e sovvertitore di costumi.  Quali sono le ragioni di questo mito alternativo? Quali i fondamenti storici?
Picture of the author

Fiume italiana? Le radici di un mito politico

Marco Meotto
Marco Meotto
,
A un secolo esatto dall'epilogo dell'occupazione di Fiume da parte di D'Annunzio e dei suoi legionari la narrazione pubblica della vicenda risente ancora della mitizzazione nazionalista che iniziò nell'immediatezza della fine del conflitto e che, in modi differenti, si è protratta fino ai giorni nostri.Il nostro approfondimento, in due puntate, mira a mettere in discussione alcuni stereotipi.
Picture of the author

Confini immaginati. Il Reno, Lucien Febvre e una lezione da non dimenticare

Valentina Colombi
Valentina Colombi
,
Siamo talmente abituati a vedere le carte geografiche solcate da frontiere e confini da non chiederci più perché essi esistano. Negli ultimi duecento anni almeno storia dei confini è quella delle nazioni, delle loro aspirazioni di potenza, delle loro guerre, delle loro vittorie e delle loro sconfitte. L'esempio del fiume Reno e le considerazioni del grande storico Lucien Febvre sul grande fiume europeo possono guidarci in una breve riflessione sul senso dei confini e il loro ruolo storico nell'età contemporanea.
Picture of the author

Perché non ci sono statue di Hitler? Luoghi, Memoriali e Memoria nella Germania di oggi

Tommaso Speccher
Tommaso Speccher
,
Il dibattito recentissimo attorno alla statua di Indro Montanelli non rimanda solamente allo scontro attorno all'opportunità o meno della sua rimozione, ma offre l'occasione per riflettere sulla genealogia, l'evoluzione e gli evidenti limiti di una certa memoria collettiva italiana. Visti i vari articoli che in questo periodo sono stati ri-postati sui social media riguardo al "perché non ci siano statue di Hitler in Germania", un breve riferimento ai meccanismi della memoria collettiva tedesca può aiutare a contestualizzare anche l'"affare Montanelli" all'interno dell'incompiuto dibattito italiano sul rapporto tra passato colonial-fascista e memoria.
Picture of the author

Senza sogni. Saccheggi e disordini nei ghetti in rivolta

Marco Meotto
Marco Meotto
,
Esiste lo stereotipo secondo cui la violenza dei 'riots' danneggerebbe le rivendicazioni legittime che stanno alla base dei moti di indignazione. La storia dei tumulti nei ghetti nordamericani negli anni Sessanta ci spiega che dividere i manifestanti tra una parte di "buoni e pacifici" e una di "cattivi e violenti" è una semplificazione ideologica che rifiuta di fare i conti con le contraddittorie articolazioni dei fenomeni sociali.
Picture of the author

Per una goccia di sangue nero. Definire il confine fra bianchi e neri negli Stati Uniti segregazionisti

Ruggero Pedroletti
Ruggero Pedroletti
,
Attraverso il caso di studio della comunità 'melungeon' è possibile indagare i processi di costruzione delle "linee del colore" nella storia statunitense.
Picture of the author

Prima del papa, il vescovo di Roma. Da una chiesa orizzontale a una chiesa gerarchica: il secolo XI

Caterina Ciccopiedi
Caterina Ciccopiedi
,
Nel secolo XI, noto come secolo della riforma gregoriana - categoria da rettificare - assistiamo al passaggio da un mondo di chiese - al plurale, tendenzialmente autonome che guardavano a Roma e al suo vescovo come garante dell'ortodossia ma non come a un 'capo' - a un universo cristiano in cui si impone un modello di chiesa - questa volta al singolare - gerarchica con al vertice il pontefice. Si tratta di un passaggio lento e difficoltoso che nel secolo XI risulta appena cominciato e i cui protagonisti sono molteplici: non solo Gregorio VII la cui notorietà ha spesso offuscato gli altri attori di questo incredibile cambiamento.
Picture of the author

Noi ti daremo un’altra legge e un altro Re“. Razzismo e violenza del colonialismo fascista

Enrico Manera
Enrico Manera
,
Il 9 maggio 1936 Mussolini a Roma, in una piazza Venezia gremita di folla, pronuncia il discorso di proclamazione dell'Impero: l'invasione dell'Etiopia permette di dare uno sguardo d'insieme sul colonialismo italiano, sulle sue conseguenze e sulle rimozioni che lo accompagnano. Il tema, profondamente trascurato nella memoria pubblica, risulta nel migliore dei casi sotto-rappresentato e ridotto a pochi elementi stereotipici nella storiografia e nel canone scolastico.
Picture of the author

Viva i partigiani! Liberarsi, ballare

Chiara Colombini
Chiara Colombini
,
Il passato aiuta a capire il presente. Ma oggi è vero anche il contrario
Picture of the author

Il mito del villaggio immobile

Marco Meotto
Marco Meotto
,
A lungo si è sostenuta l'idea che l'Europa moderna fosse costituita da "villaggi immobili". Le acquisizioni della ricerca ci spiegano che non è così. L'homo sapiens - da quando esiste - è sempre stato anche "homo migrans".
Picture of the author

Un capro espiatorio per la peste nera: l’ebreo avvelenatore di pozzi

Caterina Ciccopiedi
Caterina Ciccopiedi
,
Ritornata d'improvviso in Europa a metà del Trecento, la peste travolse il continente uccidendo rapidissimamente circa un terzo dei suoi 75 milioni abitanti. In molte regioni si cercò un capro espiatorio, sul quale si scatenò una violenza con radici antiche: gli ebrei. Sono vicende che noi oggi guardiamo come se fossero lontane, ma che hanno ancora molto da dirci.
Picture of the author

Le (molte) resistenze delle donne

Martina Merletti
Martina Merletti
,
La narrazione storica delle lotte e dei fenomeni di opposizione passa spesso attraverso una sostantivizzazione maschile. L'aspetto femminile nei contesti bellici è eccezione, ausilio, mai costituzione e fondamento. A partire dal settembre del '43, però, in molti ambienti italiani sono proprio le donne a tenere insieme il tessuto sociale, ad agire da imprescindibili fondamenta, struttura logistica, baluardo morale - quando non combattenti attive - della lotta armata antifascista. Una pagina di storia troppo frequentemente occultata, oltraggiata, non interpretata.

La ciurma

Viviamo in un'epoca in cui imperversa la "dittatura del presente", in cui il passato è imbalsamato ed è un semplice guardiano dell'esistente. Così nello spazio pubblico e nel senso comune il ricorso alla storia serve troppo spesso per legittimare l'ordine del discorso dominante.

Crediamo fermamente nella necessità di ridefinire l'orizzonte pubblico della storia, ribadendo la natura dinamica e processuale del passato.

Unisciti a noi